Il massone francese Montesquieu (1689-1755) sosteneva che la democrazia va difesa dai pericoli di totalitarismo attraverso la “separazione dei poteri” istituzionali. Il potere legislativo (parlamento), esecutivo (governo) e giudiziario (magistratura) devono essere gestiti in modo autonomo. Il quarto potere (giornale e tv) ha in larga parte fallito il ruolo storico di informare il popolo, poiché oggi confonde i fatti con le opinioni. Si è trasformato in propaganda.

Nel biennio 2020-2021, cioè in piena pandemia, i media mainstream (soprattutto televisivi) hanno “manganellato” milioni di cittadini che sceglievano di non introdurre nel proprio corpo un farmaco-vaccino. Questa tipo di stampa-propaganda ha arbitrariamente diviso il pubblico in “buoni” e “cattivi”, spesso mentendo spudoratamente.

Il quinto potere rappresentato da Big Tech (soprattutto i social media) doveva poi favorire la libera espressione democratica, ma dal 2020 ha tradito la promessa. La censura degli algoritmi si è abbattuta su milioni di utenti all’interno dei social network. Alcune parole non potevano essere pronunciate, anche se a dirle erano premi Nobel o scienziati di tutto rispetto.

Ecco, allora, che i cittadini hanno sentito il bisogno di fare informazione. Il sesto potere degli auto editori di contenuti e news (in inglese “self publisher”) è cresciuto in tutto il mondo nel 2022. Milioni di persone hanno iniziato a fare informazione in ogni modo possibile, usando Telegram, i blog, i flussi di email broadcast (con software autoresponder), trasmettendo video su Rumble, Vimeo e You Tube, oppure addirittura facendo informazione con Messenger e Whatsapp.

Nel mio nuovo libro “Il Sesto Potere Self Publisher: l’informazione fatta dal popolo” (disponibile su Amazon) sostengo che questo flusso informativo “dal basso” non può essere comprato o corrotto dall’élite finanziaria, che già controlla la maggior parte dei media mondiali con pacchetti azionari consistenti. Il vecchio modo di fare informazione, cioè da uno a molti, sta morendo.

Il nuovo modo di fare informazione è da molti verso molti. Dopo aver fatto il giornalista per trent’anni, lavorando anche per un breve periodo con Indro Montanelli, anch’io mi sono trasformato in un self publisher. Faccio informazione e trasmetto su molti canali. Questo cambiamento di paradigma è storico. Soddisfa il bisogno dei cittadini di una informazione più attendibile, poiché riconosce che i tg e la carta stampata sono sempre meno credibili.

Qualche giorno fa l’avvocato e giornalista americano Glenn Greenwald ha pubblicato un sondaggio shock sulla fiducia dei cittadini verso i media mainstream: in pratica solo l’11% ha fiducia nei giornalisti televisivi e appena il 16% nei quotidiani cartacei. Il motivo? Troppe notizie false. Troppa propaganda. Pochi fatti oggettivi.

A mio avviso esistono tre categorie di cittadini self publisher: 1) quelli che fanno solo informazione; 2) quelli che pubblicano i propri libri e si auto promuovono (con un blog o le pagine social); 3) coloro che fanno business con l’infopublishing. Nella prima categoria possiamo citare ad esempio il blogger Claudio Messora, che dal 2007 auto produce i suoi contenuti informativi e oggi è editore della Tv dei Cittadini. Nella seconda categoria abbiamo gli scrittori self publisher che lavorano (e guadagnano) con Amazon, come il trentenne Dakota Krout che è diventato milionario auto pubblicando i suoi romanzi fantasy. Nella terza categoria abbiamo infine gli esperti di self publishing che addestrano gli imprenditori e i cittadini a pubblicare i propri contenuti.

Qualche esempio? Emanuele Properzi con “Bookness” aiuta i professionisti a pubblicare il proprio libro (anche star della televisione si sono rivolte a lui), oppure Alessandro Arnao, ex manager della Nestlé in Sudamerica, ha creato l’accademia di Self Publishing con cui ha aiutato migliaia di italiani a cambiare lavoro durante i periodi di lockdown (quando molte attività commerciali sono fallite) ed oggi sono self publisher su Amazon. Dunque il fenomeno del “sesto potere” è in forte crescita. Non segue più le regole dell’editoria tradizionale. Fa informazione in modo nuovo ed usa nuovi canali. Sta cambiando le regole del gioco e la stampa mainstream non può più ignorarlo.

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