Il mondo FQ

Chi è davvero Lia Monroe? Ora l’Ai non sa solo creare canzoni, ma pure cantanti

Le immagini diffuse sui social mostrano quell’estetica ultra-levigata tipica dei sistemi di generazione artificiale: volti perfetti, pelle irreale, sguardi costruiti più per funzionare dentro un feed che dentro la vita
Chi è davvero Lia Monroe? Ora l’Ai non sa solo creare canzoni, ma pure cantanti
Icona dei commenti Commenti

di Rocco Ciarmoli

Da mesi le sue canzoni circolano ovunque tra Spotify, TikTok, Instagram e YouTube. Un soul lento e malinconico in spagnolo, accompagnato da un’estetica cinematografica in bianco e nero, una voce fragile, testi sentimentali perfetti per le playlist notturne, quando le ferite sono aperte e il cervello abbassa la guardia. I titoli sembrano usciti direttamente da un archivio emotivo generato per algoritmo: Nací para ser yo, Mentiroso, Sigo aquí.

Eppure nessuno sa davvero chi sia Lia Monroe.

Le domande “chi è?” ed “esiste davvero?” sono diventate virali soprattutto su Reddit e TikTok, dove migliaia di utenti discutono sull’autenticità del progetto. Ed è difficile credere che tutto questo sia casuale. Di Lia Monroe non esiste una biografia verificabile, né interviste, concerti o apparizioni pubbliche credibili. Le immagini diffuse sui social mostrano quell’estetica ultra-levigata tipica dei sistemi di generazione artificiale: volti perfetti, pelle irreale, sguardi costruiti più per funzionare dentro un feed che dentro la vita.

Un’inchiesta e diverse analisi pubblicate da El País hanno inserito Lia Monroe nel fenomeno dei cosiddetti “ghost artists”, profili musicali che accumulano milioni di ascolti pur non avendo alcuna storia artistica documentabile. Nello stesso ecosistema compaiono nomi come Nyla Stone o Sandra Velvet: identità nate direttamente nell’economia dello streaming, dove conta soprattutto la capacità della musica di trattenere attenzione.

Naturalmente questo non significa che dietro questi progetti non esistano esseri umani. Nei credits di Lia Monroe compare il nome di David Perea Garrido come produttore. Ma è proprio questo il punto: non siamo più davanti alla distinzione classica tra umano e artificiale. Stiamo entrando in una zona ibrida in cui software generativi, marketing emotivo e branding sintetico si fondono fino a diventare indistinguibili.

Negli Stati Uniti qualcosa di simile è già accaduto con IngaRose, cantante R&B dalla presenza social impeccabile e 228mila follower su Instagram, che ha portato il brano “Celebrate Me” al primo posto delle classifiche iTunes globali e statunitensi. Nel suo profilo compariva almeno una forma minima di trasparenza: “testi scritti da esseri umani, raffinati con Suno”. Un’ammissione quasi orgogliosa. Nel caso di Lia Monroe non c’è nemmeno quella postilla. E il mistero, si capisce subito, non è un difetto del progetto. È il progetto.

Ed è qui che la questione smette di essere tecnologica e diventa culturale. Perché il vero salto dell’intelligenza artificiale non è la capacità di creare canzoni. È la capacità di simulare autenticità. Il soul e l’R&B sono linguaggi costruiti sulla percezione della ferita umana: esitazioni nella voce, respiri, imperfezioni che il cervello associa immediatamente alla verità di un’esperienza vissuta. Oggi quei codici possono essere replicati industrialmente. E funzionano.

Le persone ascoltano Lia Monroe e si commuovono davvero. La condividono. La mettono nelle playlist intime. Scrivono: “Questa canzone parla di me”. L’emozione resta autentica anche se l’identità che la genera potrebbe non esserlo.

Per anni ci siamo chiesti se fosse possibile separare l’opera dal suo autore. Ora stiamo entrando in una fase molto più radicale, perché la domanda “esiste davvero?” non riguarda più soltanto Lia Monroe. L’emozione ha ancora valore se nasce da qualcosa che forse non è mai esistito?

Non c’è ancora una risposta. Ma il fatto che questa domanda emerga ascoltando una canzone su Spotify, e non dentro un seminario di filosofia, dice già molto sul mondo in cui stiamo entrando.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione