“Il contatto con i luoghi e con le persone viaggiando per l’Europa in bicicletta è completamente diverso. A 20 km all’ora interagisci con la gente. Hai tempo di parlare, vedere i sorrisi. E magari sei anche invitato a pranzo”. Arianna Casiraghi e il marito Daniel Rayneau-Kirkhope sono saliti in bicicletta con la cagnolina Zola. E si sono lanciati in un’impresa che li ha portati a percorrere pedalata dopo pedalata 7.237 chilometri lungo tutta l’Europa. Partendo dalla loro casa di Orta San Giulio, Novara. Obiettivo: battere un record. Realizzare il più grande disegno al mondo tracciato dal segnale del loro gps. Ovviamente il disegno di una bici, con le ruote, il manubrio e la sella. Ce l’hanno fatta.

Non è stata solo la volontà del Guinness a spingerli. Dietro l’iniziativa sulle due ruote c’è un messaggio. Preoccupata per il cambiamento climatico, la coppia ha voluto lanciare un messaggio ai governanti: la bicicletta è una speranza, sono sempre di più coloro che la utilizzano senza inquinare, ora serve accelerare sulle infrastrutture dedicate. “L’Italia, rispetto ad altri paesi come la Germania o L’Olanda – spiega la campionessa a FQMagazine è molto indietro. Ci vorrebbero molte più piste ciclabili e anche servizi di trasporto che consentano alle persone di usare la bici anche per brevi tratti. Ma in sicurezza”. E aggiunge: “In Germania, dove abbiamo percorso 1.700 chilometri, anche con i lavori in corso sono segnalati percorsi ciclabili alternativi”.

La loro non è stata solo una vittoria in termini di chilometri ma anche una vittoria della volontà. Tutti gli ostacoli sono stati superati. Quelli personali di salute prima, poi l’arrivo della pandemia e dell’emergenza contagio. E quelli atmosferici: “Abbiamo viaggiato in Francia con 40 gradi, in Belgio sotto la pioggia battente a quattro gradi sotto lo zero”, raccontano.

E Zola, la cagnolina che li ha accompagnati nell’avventura? “Daniel ha costruito entrambe le nostre bici. Una delle due è una bici cargo con tettoia che ha protetto la nostra mascotte dal sole e dalla pioggia per tutto il percorso”. Sette i Paesi attraversati: Francia, Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Olanda e Lussemburgo.

Chi sono i due protagonisti dell’impresa? Arianna ha 40 anni e il marito Daniel, di origine inglese, ne ha 36. Nel 2019 hanno deciso di prendersi una pausa dai loro incarichi di ricercatori di Fisica per lanciare questo messaggio forte a favore dell’ambiente. Dottorati di ricerca conseguiti all’Università di Nottingham nel Regno Unito, si trasferiscono in Finlandia nel 2012, poi dopo quattro anni il ritorno in Italia. Arianna continua la ricerca a Torino, Daniel a Milano. Arianna si occupa di magnetismo e spintronica, Daniel di fisica strutturale e ottimizzazione.

Partono una prima volta nel 2019. In due mesi e mezzo percorrono 4mila chilometri e, sempre con la traccia del Gps, disegnano la ruota anteriore di una virtuale (e gigantesca) bicicletta che si staglia sulle carte geografiche. Arrivano in Francia ma è un problema al ginocchio di Arianna a costringerli a uno stop forzato. Tornano in Italia ma non abbandonano il progetto. Per dimostrare, anche a loro stessi, che va portato comunque a termine, lasciano le due ruote a casa di un amico di Parigi, dove sono arrivati in tempo per partecipare allo sciopero globale per il clima.

Poi arriva il Coronavirus a rallentare la ripartenza. Ma la promessa è mantenuta. Tornano in sella e completano il più grande disegno Gps del mondo. Battono il record precedente: 4.106 chilometri. E pure quello di 7.163 chilometri. Con tenda, materassini, sacchi a pelo e fornelletto al seguito. Ma in strade secondarie: “Dove non puoi fare deviazioni dalla tua linea di viaggio”, spiega Arianna. La linea di viaggio che serve a disegnare la gigantesca bicicletta.

Com’è il mondo visto dalle due ruote? “Molto più umano – rispondono – diventi vulnerabile quando non stai chiuso dentro un’auto. La gente quando ti fermi ti indica dove è la fontana più vicina. Se poi hai anche con te il tuo cane si crea ancora più confidenza”. Il momento più inaspettato? “Eravamo sotto la pioggia a dirotto in Belgio, nel 1919 – raccontano – cercavamo un posto al coperto dove mangiare ma era tutto chiuso. Una signora, dopo aver compreso che non era possibile per noi un riparo, ci ha invitati a casa sua a pranzo”. Ma non solo, la signora, di nome Nathalie, li ospita anche per la notte e fa i bucati di tutta la loro biancheria. A cena serve loro, senza sapere che sono vegetariani, bistecche con patate. “Non abbiamo osato dirle, di fronte a tanta ospitalità, che non mangiamo carne. Abbiamo fatto un’eccezione alla regola. Ora siamo rimasti in contatto su Facebook”.

Dopo 131 giorni di pedalate per insegnare che una mobilità diversa è possibile i due campioni, che vivono sul lago D’Orta e non guidano un auto da due anni, stanno pensando a un altro viaggio. La ricerca in Fisica l’hanno abbandonata. Lei scrive articoli scientifici e lui, specializzato nella costruzione di telai per biciclette, sta progettando di fondare una sua azienda. Il prossimo viaggio? In bici ma senza una meta precisa. “La bicicletta chilometrica l’abbiamo già disegnata”.

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