La sanità in Calabria è disastrata? Il commissariamento disposto dal governo dura da più di dieci anni? Alcune Asp (aziende sanitarie provinciali, ndr) sono state sciolte per mafia? Ci sono Aziende sanitarie, come quella di Reggio, che da anni non riescono nemmeno ad approvare i bilanci? Dal Pollino allo Stretto, pronti soccorsi e reparti stanno collassando per una cronica carenza di organico tale che i medici non possono ad andare in ferie se non confidando sulla solidarietà dei colleghi disposti a fare turni massacranti e “fuori legge”, eppure, prima della pausa estiva, la Regione Calabria guidata dal presidente Roberto Occhiuto (Forza Italia) è riuscita nell’impresa di aumentare gli stipendi ai vertici delle Asp e delle Aziende ospedaliere. I “poveri” direttori generali che nel 2009, con la legge 19 approvata dal governo di centrosinistra, si erano visti ridurre il compenso del 20% a circa 167mila euro lordi all’anno, adesso torneranno a guadagnare oltre 209mila euro. Tredici anni fa, infatti, sfruttando una norma nazionale, la Regione aveva deciso di tagliare lo stipendio dei manager della sanità per compensare i minori incassi dovuti all’esenzione del ticket.

A distanza di tempo, però, la politica calabrese ha sentito l’esigenza di tornare al passato e – si legge nella relazione illustrativa della legge – “di mantenere un’adeguata retribuzione ai vertici aziendali, in considerazione delle funzioni da essi svolte e delle connesse responsabilità, la quasi totalità delle regioni italiane non ha ritenuto di dare corso alla norma statale evitando di procedere alla riduzione al trattamento economico in godimento ai vertici delle aziende sanitarie”. In sostanza, se le altre Regioni non hanno diminuito lo stipendio ai vertici aziendali, perché lo deve fare la Calabria che, a causa di quella riduzione dei compensi, è diventata “tra le realtà regionali meno attrattive nella selezione di profili professionali adeguati alla complessità delle attività occorrenti a garantire il conseguimento degli obiettivi del Piano di rientro”?

In altre parole, per il centrodestra la colpa dei “piani di rientro” che non rientrano è degli stipendi “bassi” che la Regione può offrire ai suoi manager che, di conseguenza, preferiscono non venire. Come dire: finora non ci siamo potuti dotare dei migliori manager sulla piazza e ci siamo dovuti accontentare di direttori di serie B. Ed ecco la soluzione a cui non aveva pensato nessuno negli ultimi 13 anni: se ai direttori generali, da questo mese, sarà ripristinato il “vecchio” stipendio, stessa sorte spetta anche per i direttori sanitari e amministrativi (da 134mila a 167mila euro l’anno). Da Forza Italia alla Lega passando per Fratelli d’Italia, Coraggio Italia e Udc, i consiglieri di centrodestra Giovanni Arruzzolo, Giuseppe Neri, Simona Loizzo, Giacomo Crinò, Francesco De Nisi e Giuseppe Graziano sono stati tutti d’accordo. La loro proposta è arrivata in tempi record in Consiglio regionale. La settimana scorsa era l’ultimo dei 13 punti all’ordine del giorno. Ovviamente è stato discusso e così è stata approvata a maggioranza l’abrogazione della vecchia legge che “impoveriva” i dirigenti della sanità calabrese.

Tutto regolare, ma non a costo zero: per il 2022 l’eliminazione della riduzione del 20% vale oltre 408mila euro, mentre dall’anno prossimo i dirigenti della sanità calabrese graveranno per quasi un milione di euro (980mila euro per l’esattezza) all’anno sulle casse della Regione Calabria che li pagherà ricorrendo alle risorse del Fondo sanitario regionale. A chi fa polemica, il presidente della Regione Roberto Occhiuto replica: “Se vogliamo davvero affrontare i temi della sanità con serietà e con rigore concentratevi giustamente su tutte le cose che vale la pena di attenzionare, però evitiamo la demagogia”. Temi e problemi sul piatto ce ne potrebbero essere: dagli ospedali chiusi dal precedente governo di centrodestra ai concorsi che, per alcuni reparti, non si bandiscono da anni, passando per i doppi pagamenti alle cliniche private da parte delle Asp per la carenza di ambulanze medicalizzate (a Reggio sono solo 3) e per i posti di terapia intensiva che, passata l’emergenza Covid, sono ritornati a essere pochi con buona pace del calabrese che paga le tasse.

Di questo non si discute e visto che la Regione Calabria ha pensato di iniziare la sua “rivoluzione” proprio dagli stipendi dei “poveri” dirigenti penalizzati dalla legge del 2009, la demagogia è inevitabile. La girandola dell’opposizione è partita con il segretario regionale del Partito democratico Nicola Irto che ha espresso solidarietà “a tutti i medici e paramedici, oss e infermieri, donne e uomini, che hanno visto la destra, alla Regione Calabria, aumentare gli stipendi dei manager senza dare un euro in più agli infermieri”. Durante una conferenza stampa organizzata a Lamezia Terme, Irto ha annunciato “una battaglia collettiva da parte di tutto il Partito democratico in tutte le sue articolazioni”. Per Davide Tavernise (M5S), in Calabria “le macchine di lusso si portano dopo che si è dato il pane ai figli. In questi 9 mesi non è cambiato nulla. Oggi è primario trovare medici e infermieri e questa non è demagogia”. Benché abbia ritenuto “ineccepibile” la proposta della maggioranza, il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, della lista “De Magistris presidente”, ha sostenuto che “non può trovare collocazione davanti a una situazione così drammatica della sanità calabrese”. Come possiamo approvare – ha detto Lo Schiavo – un aumento degli stipendi alle figure apicali se la situazione è questa?”.

La difesa d’ufficio, prima che la proposta di legge fosse approvata a colpi di maggioranza, era arrivata dallo stesso Occhiuto: “La Calabria ha da parecchi anni una sanità commissariata. Il commissariamento è stato oggetto anche di una sentenza della Corte costituzionale che ha più volte detto come il commissario, da solo, non basti. Se non agivamo, sarebbero stati i meno pagati del Paese”. “È legittimo rinviare ciò che merita di essere approfondito perché è giusto che sia così. – ha concluso Occhiuto – Ma chiedere di rinviare ciò che invece è tecnicamente ineccepibile, e questo lo ha riconosciuto anche il consigliere Lo Schiavo, è sintomo di una sorta di pavidità da parte delle istituzioni che non se la sentono di fare ciò che è tecnicamente giusto. Il commissario, da solo, non può risolvere tutti i problemi della Sanità”. E intanto i vertici delle Asp e della Aziende ospedaliere ringraziano l’impavida Regione Calabria.

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