di Daniele Giuseppe Cannata

La coalizione di destra ha appena trovato l’intesa sia sulla divisione dei collegi (45% a Fratelli d’Italia, 32% Lega, 19% Forza Italia e 4% Noi con l’Italia) che sull’indicazione del candidato premier (decide chi prende un voto in più). Insomma, la montagna ha partorito il topolino. Ma davvero qualcuno credeva che non avrebbero trovato l’accordo o che ci avrebbero messo più del dovuto? La destra è sempre unita quando c’è da vincere per spartirsi potere e poltrone.

Invece dall’altra parte? Se c’è qualcuno batta un colpo!

Continuano ad accartocciarsi tra veti e contro veti, come se fossero tutti degli immensi statisti di cui l’Italia non possa fare a meno.
Tra Calenda che si candida a premier con uno striminzito 6% (allora vale tutto!), a Letta che pare voler imbarcare proprio tutti e, udite udite, tiene ancora la porta aperta persino a Renzi! Renzi!

Stendiamo poi un velo pietoso su tutte le manovre in corso sottobanco per mantenere un posto in lista anche a Di Maio e surrogati vari che mai e poi mai riuscirebbero a raccogliere le 60mila firme utili alla candidatura in poche settimane (probabilmente non basterebbero nemmeno mesi). Insomma, una grande ammucchiata dalla quale però sono esclusi quegli appestati del M5S che, a loro dire, hanno causato la caduta del governo dei Migliori. Ignorando che in realtà siamo qui perché il Migliore ha colto la palla al balzo per dimettersi da un ruolo che ormai gli stava stretto e rispedendo al mittente anche la proposta in extremis di Lega e Forza Italia per fare un nuovo patto di governo senza i 5S. E, per inciso, dopo aver cannoneggiato per mesi tutti i provvedimenti precedenti dei 5S.

Letta ha quindi perdonato tutti ma non i 5S che, al loro minimo storico hanno comunque più voti di tutta quell’accozzaglia che sta cercando di imbarcare e ignorando anche un possibile impatto positivo che un’alleanza seria (qui sì, avrebbero di che imparare dalla destra) con i 5S potrebbe avere sull’elettorato. Che stratega, che lungimiranza!

Salvo stravolgimenti dell’ultim’ora a questo punto pare chiaro che all’orizzonte si stia delineando una sfida tra destra e centro. Non centro-sinistra, men che meno sinistra. Insomma, buona parte della popolazione italiana rischierà di non essere rappresentata perché, osservando gli spettacoli indecorosi di questi giorni dove sono tutti intenti a garantirsi più o meno una buona sopravvivenza, non c’è nessuno che abbia davvero un’idea chiara di Paese sulla quale scommettere e metterci la faccia.
Navigano tutti a vista, evitando gli argomenti più spigolosi ovvero quelli dove bisogna esporsi e prendere decisioni nette.

E allora che ben venga un possibile terzo polo di centro-sinistra con il M5S atteso ora alla prova di maturità per staccare definitivamente il cordone col Pd, sempre più di establishment. Dovrà però anche avere la forza di attrarre a se partiti come Articolo Uno e Sinistra Italiana con l’obiettivo, da qui a due mesi, di recuperare quella parte della cittadinanza astensionista che non si sente rappresentata, andare all’opposizione e consolidare un percorso condiviso nel medio/lungo periodo.

Siamo in democrazia: che vinca il migliore. Anzi il più votato.
Ma così state facendo di tutto per offrire la vittoria alla destra su un piatto d’argento.

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