Il disegno di legge Concorrenza arriverà in Aula alla Camera lunedì 25 luglio, per ricevere il via libera definitivo nonostante l’epilogo del governo Draghi. La soluzione concordata nella riunione della ormai ex maggioranza per consentire l’approvazione rapida del testo prevede lo stralcio dell’articolo 10. Dopo settimane di scioperi e proteste, i tassisti possono esultare: la norma che affronta il tema della liberalizzazione del settore dei taxi sarà cancellata.

L’addio di Mario Draghi a Palazzo Chigi mette a rischio alcune riforme e provvedimenti legati al raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. Per questo l’ex maggioranza in queste ore si è confrontata per decidere come concludere l’iter dei decreti ancora in sospeso. La Camera affronterà infatti anche l’esame del decreto legge Semplificazioni fiscale. Sul ddl Concorrenza, però, si era consumato uno degli strappi che ha portato alla fine dell’esecutivo. Per giorni i tassisti hanno protestato nelle piazze italiane e a Roma, ricevendo l’appoggio del centrodestra di governo. Matteo Salvini disse che Draghi su questa e altre questioni era stato “mal consigliato“, mentre Forza Italia chiedeva un confronto tra il governo e le categorie interessate per riformulare la norma.

Lo stesso Mario Draghi, nel suo discorso al Senato che ha aperto l’ultimo giorno del suo esecutivo, ha ricordato questi punti: “La riforma della concorrenza tocca i servizi pubblici locali, inclusi i taxi, e le concessioni di beni e servizi, comprese le concessioni balneari“. Ora “c’è bisogno di un sostegno convinto all’azione dell’esecutivo, non di un sostegno a proteste non autorizzate, e talvolta violente, contro la maggioranza di governo”, ha detto Draghi, riferendosi chiaramente alla Lega e la centrodestra in maggioranza.

Adesso però c’è la necessità di dare il via libera al ddl Concorrenza: per riuscirci, bisogna togliere di mezzo gli elementi ancora divisivi, in particolare le misure sui taxi. E’ una mossa del premier Mario Draghi, spiega l’Adnkronos, per blindare una delle riforme legate a doppio filo con il Pnrr.

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