di Luca Graziani*

È fresco di pubblicazione il nuovo Rapporto annuale Istat e basta dargli un’occhiata veloce per rendersi conto che nessuna categoria o settore esce indenne da due anni di pandemia e quasi cinque mesi di guerra. In questa fotografia impietosa dell’Italia di oggi emergono, però, criticità che spaventano più di altre. Sono quelle che riguardano i giovani, in via d’estinzione secondo le ultime proiezioni della piramide demografica.

Negli anni si è registrato un continuo spostamento in avanti di tutte le tappe cruciali di transizione alla vita adulta, a partire dall’uscita dei figli dalla famiglia: in Europa facciamo meglio solo di Croazia e Slovacchia per quota di 18-34enni che vivono ancora con almeno un genitore. Sono sette milioni, quasi il 70%, ben venti punti sopra la media europea, e la situazione peggiora al sud dove più di uno su tre è disoccupato. Il lavoro poi, quando c’è, è precario, part time o a bassa retribuzione oraria. Non è un caso, infatti, che negli ultimi 15 anni tra i più giovani le situazioni di indigenza sono diventate tre volte più frequenti. Istat certifica pure che senza Rdc e sostegni avremmo mezzo milione di famiglie povere in più, ma sono dettagli.

Tra le note dolenti, ovviamente, non può mancare la pubblica amministrazione, vecchia come non mai, con under 35 ai minimi, popolata da lavoratori che hanno superato (e di molto) la soglia dei 50. Ma il dato che più colpisce resta la percezione del futuro, tutt’altro che ottimistica tra i giovanissimi. Soltanto poco meno della metà ne è “affascinato” mentre circa un terzo, soprattutto le ragazze, si dice spaventato nel guardare avanti.

E allora, visto il carattere transnazionale delle emergenze che stiamo attraversando, verrebbe voglia di curiosare un po’ anche oltre oceano per vedere come se la passano i giovani americani al tempo di nonno Biden. Spoiler: non troppo bene.

Tra virus “cinesi”, sparatorie di massa, tensioni finanziarie e geopolitiche, il bilancio emotivo degli ultimi anni per la Gen Z a stelle e strisce è particolarmente duro. L’American Psychological Association diffonde regolarmente un report chiamato Stress in America e il nuovo aggiornamento racconta di una generazione che sta pagando più delle altre.

Quasi l’80% degli americani tra i 18 e i 25 anni identifica nel denaro una forte fonte di stress, crede che la pandemia abbia rubato momenti di vita importanti che non torneranno mai più, vorrebbe ricevere un maggiore supporto emotivo. E l’ultimo inquilino della Casa Bianca guardando alle elezioni di medio termine, tra una gaffe e l’altra, almeno questo sembra capirlo: “Otteniamo per tutti gli americani i servizi di salute mentale di cui hanno bisogno. Più persone a cui possono rivolgersi per chiedere aiuto e piena parità tra assistenza fisica e mentale”, aveva detto appena qualche mese fa.

È da vedere, però, se a novembre ci sarà ancora qualcuno disposto ad andare a votare Dem. Anche qui i dati dell’ultimo Harvard Youth Poll danno da pensare. Secondo i sondaggi il gradimento del presidente è in picchiata al 41% tra i giovani americani, dopo un calo di quasi 18 punti nell’ultimo anno, solo uno su tre ne approva la gestione dell’economia. Intanto, cresce il numero di chi pensa che “il coinvolgimento politico raramente abbia risultati tangibili” (36%), votare “non fa una vera differenza” (42%) e “la politica non è più in grado di affrontare le sfide del futuro” (56%). Insomma, quasi la metà dei giovani americani crede che le cose non stiano andando per il verso giusto. Tutto il mondo è paese.

*20 anni, studente Luiss

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