Si scaldano i motori per la corsa alla successione di Boris Johnson nel Regno Unito. Dopo le dimissioni del primo ministro britannico, travolto dagli scandali interni (l’ultimo ha riguardato il viceministro Chris Pincher) e da una raffica di dimissioni in seno al suo gabinetto, nel Partito Conservatore è tempo di pensare al post BoJo.

Venerdì l’ ex cancelliere dello Scacchiere britannico, Rishi Sunak, ha ufficializzato la sua candidatura a leader Tory e futuro primo ministro. “Ricostruiamo la fiducia, rilanciamo l’economia e riunifichiamo il partito”, è lo slogan del 42enne di origini familiari indiane, sostenitore della Brexit e noto per i buoni rapporti con la City dove ha fatto carriera prima di entrare in politica. L’ex cancelliere dello Scacchiere con le sue dimissioni a inizio settimana, assieme al collega della Salute, è stato uno dei primi fautori della crisi che ha portato al passo indietro di Johnson.

Fuori dalla partita invece il ministro britannico della Difesa Ben Wallace, considerato uno dei candidati favoriti. Con un post su Twitter, Wallace – sottolineando di volersi concentrare sul suo incarico – ha annunciato che “dopo attenta considerazione, e averne discusso con la famiglia e i colleghi, ho preso la decisione di non entrare in gara per la leadership del Partito Conservatore”. Salito alla ribalta con la guerra in Ucraina, che lo ha visto in prima linea nell’invio di armi a Kiev, Wallace era apparso in un sondaggio come il candidato preferito dei Tory.

Al momento, pertanto, sono quattro i candidati alla guida del partito conservatore. Oltre a Rishi Sunak, ci sono l’ex ministra per la Parità, Kemi Badenoch, il presidente della commissione Esteri della Camera, Tom Tugendhat, e la deputata Suella Braverman. Favorito al momento, visto anche l’annuncio di Wallace, è Sunak. Su di lui, però, pesano due aspetto: è stato multato anche lui, come il premier, per aver violato il lockdown nell’ambito del Partygate. E si è scoperto che sua moglie, Akshata Murty, figlia di un miliardario indiano, si era servita dello status di non residente per non pagare le tasse in Gran Bretagna. Intanto fonti di Downing street commentano con la Bbc che Sunak “ha la memoria corta”. Ed è un modo per sottolineare che Johnson si aspettava più lealtà da un politico che deve a lui la nomina di responsabile delle Finanze grazie alla quale è salito alla ribalta.

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