Le prestazioni dell’auto, le capacità del pilota e le abilità del team sono fattori importantissimi per determinare le possibilità di una squadra di aggiudicarsi una vittoria significativa, ma qual è la condizione più influente? Per cercare di rispondere a questo interrogativo gli scienziati dell’Università di Lethbridge (Canada) hanno condotto uno studio, descritto sulla rivista Applied Economics, da cui è emerso che l’interazione tra team e pilota influenza il piazzamento finale in misura maggiore rispetto alle altre variabili. Il gruppo di ricerca, guidato da Duane Rockerbie, ha analizzato le competizioni delle stagioni di Formula 1 in Gran Bretagna tenutesi dal 2012 al 2019, valutando le caratteristiche delle squadre risultate vincitrici. Gli scienziati hanno quindi determinato i fattori che influenzano maggiormente la vittoria di una scuderia.

“Attualmente le stime si eseguono secondo la regola 80-20 – spiega Duane Rockerbie, dell’Università di Lethbridge – la prima cifra è il fattore legato alla vettura o al team, mentre il secondo rispecchia l’abilità del pilota. Questa convinzione di lunga data in realtà è molto sbilanciata e abbiamo scoperto che non tiene conto di tutte le variabili”. Stando a quanto emerge dall’indagine, infatti, a determinare le chance di vittoria di una scuderia sarebbe principalmente l’interazione tra il pilota e il team. Questo fattore, non considerato negli algoritmi precedenti, influirebbe sul risultato finale per il 30-40 per cento. Le caratteristiche dell’automobile rappresentano invece il 20 per cento del conteggio, mentre l’abilità del guidatore si attesta intorno al 15 per cento. Il valore percentuale rimanente, spiegano gli studiosi, dipende da variabili imprevedibili o casualità. “La regola 80-20 sottovaluta enormemente il ruolo del pilota – commenta Rockerbie – la complementarità tra il guidatore e la squadra è fondamentale e non deve essere tralasciata”. Gli esperti hanno poi tenuto conto della variazione nelle capacità del pilota e delle spese annuali sostenute da ogni. I modelli mostrano che il 2012 è stato l’anno più dipendente dalle abilità del pilota, che influenzavano il risultato finale per circa il 16,7 per cento. I ricercatori ipotizzano che tale risultato possa dipendere da una serie di modifiche alle regole effettuate nell’anno in esame, che enfatizzavano le abilità di guida e le strategie da adottare in pista. Il gruppo di ricerca ha inoltre stimato le spese minime da adottare per migliorare le prestazioni e i risultati di una scuderia. “Un team che raggiunge il decimo posto in classifica – spiega Rockerbie – dovrebbe spendere altri 164,6 milioni di dollari per scalare di una posizione. Questo budget comprende anche un aumento per il pilota e i membri della squadra. L’importo può variare in base a una serie di parametri, il rapporto tra spese sostenute e piazzamento in classifica non è affatto lineare”.

Queste informazioni, sottolineano gli studiosi, potrebbero essere utili per le squadre che competono in Formula 1, anche se evidenziano una serie di difficoltà legate alla gestione del budget. “Evidenze empiriche – continuano gli scienziati – suggeriscono che quando i piloti si uniscono alle squadre che possono acquistare vetture in grado di performare più efficacemente o a team più preparati, sono associati a probabilità più elevate di ottenere risultati migliori”. “D’altro canto, però – conclude Rockerbie – aumentare il budget destinato al compenso del pilota può ridurre la disponibilità per la squadra e viceversa. Per questo le squadre con esuberi di budget, che non hanno bisogno di ridestinare i fondi o tagliare i costi, tendono ad essere favorite per le vittorie più significative”.

Valentina Di Paola

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