Dopo i pessimi risultati del Psoe alle elezioni in Andalusia, il governo di Pedro Sánchez ha svelato il suo asso nella manica. In seguito di un’intensa negoziazione con il socio minoritario del governo, Unidas Podemos, il consiglio dei ministri spagnolo ha approvato lo scorso 25 giugno un nuovo decreto da 9 miliardi con l’obiettivo di combattere l’inflazione. Le misure del nuovo pacchetto anticrisi, più ampie di quelle approvate a marzo, rimarranno in vigore fino a fine anno. Con queste, l’esecutivo mira a contenere l’inflazione di 3,5 punti percentuali, che a giugno ha raggiunto il 10,2%, il livello più alto da aprile 1985. “Stiamo attenuando, con gli strumenti del governo, l’effetto della crisi e distribuendo in modo giusto ed equitativo i costi economici e sociali della guerra. L’inflazione sta interferendo nelle nostre vite e frenando la ripresa economica del paese”, ha affermato Pedro Sánchez durante una conferenza stampa. Entro fine anno, con i due decreti l’esecutivo avrà investito circa 15 miliardi di euro in misure dirette a far fronte alla crisi, “più di un punto del Pil” spagnolo, ha affermato.

Tra le misure principali c’è il bonus una tantum di 200 euro destinato a famiglie e lavoratori (anche autonomi) e ai disoccupati con un reddito inferiore a 14.000 euro l’anno e un patrimonio sotto i 43.196 euro. Come spiega El País, il governo stima che circa 2,7 milioni di famiglie potranno beneficiare del bonus e il costo totale sarà di 540 milioni di euro. Anche in Italia il decreto Aiuti prevede un contributo una tantum di 200 euro per lavoratori e pensionati ma con reddito inferiore ai 35.000 euro. In totale sono 31,5 milioni i potenziali beneficiari del bonus: tra loro, lavoratori dipendenti, stagionali, cococo, lavoratori domestici, venditori a domicilio, lavoratori pubblici e autonomi. Mentre in Spagna chi percepisce l’ingreso minimo vital – un reddito di base – non può accedere al bonus, in Italia chi riceve il reddito di cittadinanza ha diritto all’aiuto.

L’esecutivo spagnolo in compenso ha previsto che l’assegno sociale e l’ingreso minimo vital aumentino per i prossimi sei mesi del 15%: ne beneficeranno circa 800.000 famiglie. Il governo ha anche alleggerito il costo degli abbonamenti ai trasporti, con l’obiettivo di incentivare la mobilità pubblica. Sánchez ha infatti annunciato una riduzione del 50% del costo degli abbonamenti e dei biglietti di Renfe (la compagnia ferroviaria spagnola) e degli autobus di competenza statale a partire dall’1 di settembre. Nel caso dei trasporti di competenza delle comunità autonome e dei comuni la riduzione è del 30%, ma le amministrazioni locali potranno aumentare lo sconto fino al 50% attingendo dalle proprie risorse. In Italia il decreto aiuti ha previsto un buono fino a 60 euro per l’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico, destinato a studenti e lavoratori sotto i 35mila euro di reddito.

Una misura importante prevista dal decreto spagnolo è la nuova tassa sugli extraprofitti delle imprese energetiche, che verrà presentata e discussa in Parlamento come proposta di legge congiunta di Psoe e Unidas Podemos nelle prossime settimane. Secondo le previsioni del governo, entrerà in vigore l’1 gennaio 2023 ma avrà effetti retroattivi sui profitti ottenuti nel 2022. Lo stesso Sánchez, che non è entrato nei dettagli della proposta, ha affermato che si tratta di una misura in linea con quelle adottate in Europa: in Italia, il decreto Aiuti ha aumentato dal 10% al 25% la tassa, anche questa retroattiva.

Sánchez ha annunciato anche una riduzione dell’Iva sull’elettricità dal 10% al 5% a beneficio di famiglie e imprese. A giugno 2021 il governo aveva già adottato questa misura, con una diminuzione dal 21% al 10%. L’esecutivo ha deciso inoltre di congelare il prezzo della bombola di butano a 19,55 euro (fissato a maggio) fino a fine anno. Normalmente, infatti, il costo della bombola è soggetto a revisione ogni due mesi.

Infine, alcune misure del decreto approvato a marzo vengono prorogate fino a fine anno. Tra queste, la riduzione di 20 centesimi al litro del prezzo del carburante e la sospensione degli sfratti. Si mantiene anche la limitazione fino a un massimo del 2% dell’aumento del prezzo degli affitti nei contratti che si rinnovano nei prossimi mesi e il divieto dei licenziamenti per cause legate al rincaro dell’energia, per le imprese che ricevono aiuti pubblici.

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