C’era una volta l’Espresso che nel 2008 titolava in copertina “La camorra nel Governo” pubblicando in esclusiva i verbali del pentito Gaetano Vassallo, il “ministro dei rifiuti” del clan dei Casalesi, che tiravano in ballo il sottosegretario del governo Berlusconi, Nicola Cosentino, all’epoca anche coordinatore campano di Forza Italia, nella gestione politico-mafiosa delle società pubbliche incaricate della raccolta della spazzatura e della gestione delle discariche. Ne seguirono inchieste della Dda di Napoli, un’ordinanza di arresto eseguita nel 2013, quando Cosentino non fu ricandidato, una condanna in primo grado e ribadita in Appello, dieci anni, per concorso esterno, i giudici di secondo grado di Napoli si presero tre mesi di tempo per le motivazioni, ma è trascorso un anno ed ancora non sono uscite.

Quattordici anni dopo quella copertina su Cosentino, l’Espresso ha un nuovo editore e nel Cda della società che manda in stampa il settimanale e ne stipendia i cronisti ora siede Paola Picilli, che di Cosentino fu la portavoce e la più stretta collaboratrice. Esperta in comunicazione, già collaboratrice dell’ex ministro Claudio Scajola, moglie di Luca D’Alessandro, giornalista, anche lui ex parlamentare di Forza Italia, ex capo dell’ufficio stampa degli azzurri, prima di uscire dal partito nel 2015.

Traiettorie particolari. “La fedelissima di Cosentino entra nel Cda dell’Espresso”, titola il Domani che ha rivelato la notizia, ha sottolineato le ficcanti inchieste del passato del settimanale sui tanti scandali che hanno toccato Berlusconi e il mondo berlusconiano e ha accolto la replica della diretta interessata. Riassumibile in poche righe: “Cosentino oggi è fuori dalla politica, non capisco cosa c’entri la mia nomina con le mie vecchie collaborazioni, sono solo una consigliera del Cda e non intervengo sulla linea editoriale”.

Picilli continua a mantenere simpatie per Berlusconi e Cosentino, come documentano alcuni suoi post sui social ricordati dal Domani. Nulla di strano né di compromettente, ovviamente. Peraltro, per provare l’esistenza di una distanza siderale tra la nuova società editrice dell’Espresso e la vecchia basterebbe ricordare che l’attuale patron, Danilo Iervolino, è l’imprenditore che a sua volta fu oggetto nel 2014 di un’inchiesta giornalistica del settimanale sulle origini delle sue fortune, costruite nel mondo delle università telematiche. Inchiesta alla quale Iervolino reagì con azioni legali durissime, in sede penale e civile. Chiedendo 38 milioni di euro di danni. E perdendo le cause. Curioso che ora l’Espresso sia in mano all’uomo d’affari che lo voleva affossare con una citazione record. Sono traiettorie particolari anche queste.

“Picilli ha rassegnato, nella serata di ieri, le dimissioni per motivi personali. Le dimissioni, su richiesta di Picilli, hanno effetto immediato – si legge in una nota – Il presidente Denis Masetti, l’ad Marco Forlani e la società ringraziano Paola per la dedizione mostrata al gruppo. Picilli non detiene azioni di Bfc Media Spa. Il cda, nelle persone del presidente Denis Masetti, dell’ad Marco Forlani e dei Consiglieri Mirko Bertucci, Mario Rosario Miele, Maurizio Milan, Massimiliano Muneghina e Alessandro Mauro Rossi, proseguirà il proprio mandato assicurando lo svolgimento del percorso strategico del gruppo fino alla sua naturale scadenza, prevista con l’assemblea dei soci chiamata ad approvare il bilancio di esercizio al 31 dicembre 2024. Il Cda di Bfc Media sta ultimando la valutazione di nuovi candidati per il ruolo di amministratore indipendente che – previa valutazione positiva dell’Euronext Growth Advisor – sarà quanto prima nominato per cooptazione”.

AGGIORNATO DA REDAZIONEWEB ALLE 19.40 DEL 5 LUGLIO 2022

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