L’obiettivo è accelerare il recupero dell’evasione Iva. In cambio i destinatari godranno di alcuni benefici in termini di riduzione dei termini di accertamento a disposizione del fisco. Per i professionisti, le microimprese e gli autonomi in regime forfettario (quelli con ricavi o compensi sotto i 65mila euro) è arrivato il momento di adeguarsi all’obbligo di fatturazione elettronica scattato nel 2019, da cui finora erano esonerati. Entro l’1 luglio 2022, in base a quanto previsto dal decreto Pnrr 2, devono mettersi in regola i circa 800mila titolari di partita Iva che nel 2021 hanno incassato compensi superiori a 25mila euro. Nel gennaio 2024 toccherà anche a tutti quelli (intorno a 1 milione) che ricadono nella categoria delle partite Iva “micro”, quelle che non arrivano a 25mila euro annui.

Per emettere e ricevere fatture in formato elettronico attraverso il sistema di interscambio Sdi gestito dall’Agenzia delle Entrate servono un pc, tablet o smartphone e un software che permetta la generazione o la conversione della fattura nel formato richiesto. L’Agenzia offre sul suo sito una serie di servizi gratuiti per predisporre, trasmettere, consultare e conservare le fatture. In alternativa ci si può dotare di uno dei tanti software gratuiti o a pagamento offerti da decine di società (si trovano facilmente online). Ovviamente c’è anche l’opzione di rivolgersi al commercialista.

L’estensione dell’obbligo, che riguarda tutte le operazioni verso privati, aziende e pa, è auspicata da anni dalla Corte dei Conti ed è stata raccomandata dal dipartimento Finanze del Tesoro nella “Relazione per orientare le azioni del governo volte a ridurre l’evasione derivante da omessa fatturazione” pubblicata lo scorso dicembre. Il governo Draghi l’ha inserita nel secondo decreto Recovery, approvato dal consiglio dei ministri il 13 aprile e appena approvato in via definitiva dalla Camera. Includendo anche i forfettari si avrà una mappatura più completa delle basi imponibili (l’importo su cui si calcolano le imposte), facilitando il lavoro di controllo delle Entrate. In teoria poi sarà migliorata la tracciabilità dei processi di fatturazione, rendendo più efficiente il controllo degli ordini, delle merci e dei pagamenti. Un vantaggio è sicuro: il termine di decadenza per gli accertamenti, che in generale è il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, è ridotto di due anni per tutte le partite Iva che utilizzano la fatturazione elettronica e garantiscono la tracciabilità dei pagamenti relativi a operazioni di ammontare superiore a 500 euro.

Ma chi non si mette in regola cosa rischia? La normativa prevede una multa dal 90 all’180% dell’imposta, con un importo minimo di 500 euro, in caso di fattura o registrazione omessa, tardiva o errata, e dai 250 ai 2mila euro in caso di violazioni che non rilevano ai fini della determinazione del reddito. E’ previsto però un periodo transitorio (fino al 30 settembre 2022) durante il quale non ci sono sanzioni se la fattura viene emessa entro e non oltre un mese dall’operazione. Il termine standard per l’invio è di 12 giorni.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Mutui, con i tassi in rialzo salgono le richieste di prestiti a tasso variabile ma con un “tetto”. Ecco come capire se conviene

next