Un fischio, uno scampanellio o un ronzio fastidioso. Sono i tipici sintomi descritti da chi soffre di acufeni – chiamato anche “tinnito“ -, un disturbo dell’orecchio che si manifesta con queste percezioni sonori, anche se in assenza di rumori esterni. Si tratta di un fenomeno invalidante che, secondo l’Oms, interessa circa 360 milioni nel mondo, 3 milioni in Italia. Ne ha parlato anche recentemente il cantante Caparezza, che ne soffre a tal punto da costringerlo a smettere con i concerti. Andrà avanti ancora per un po’, dopo si fermerà. Difficile dire per quanto. Perché siamo di fronte a un disturbo dalle origini più diverse e dai trattamenti spesso non risolutivi. Anche se qualche opportunità interessante viene offerta da alcune tecniche non convenzionali.

Cause
Le cause di questo disturbo possono interessare direttamente l’orecchio (otogene), oppure dipendere da fattori esterni all’orecchio. Che possono essere di varia natura. Per esempio, disturbi e patologie più strettamente legati all’orecchio – otiti, cerume, ipoacusia, corpi estranei, neurinoma acustico-vestibolare, sindrome di Menière -; oppure dipendere dall’esposizione a suoni ad alto volume, stress emotivo, problemi cardiovascolari, contratture muscolari, tumori o danni neurologici. Ma spesso la causa rimane sconosciuta. Gli acufeni, proprio per i disagi che provocano, possono indurre nel paziente uno stato depressivo con conseguente aggravamento del quadro sintomatico.

Diagnosi
Per la diagnosi, è necessario sottoposti a una visita audiologica completa. In base all’esito, si valuta un’eventuale risonanza magnetica, anche per scongiurare un sospetto tumore. Se non si registrano particolari anomalie all’esame audiologico, si eseguono altre analisi sul sistema vascolare. La condizione del paziente è spesso valutata clinicamente su una semplice scala da “lieve” a “catastrofico” in base agli effetti che esso comporta, per esempio l’interferenza con il sonno e con le normali attività quotidiane.

Trattamenti
Non ci sono farmaci specifici per curare gli acufeni. Certamente, se sono il risultato di una specifica patologia, l’esito positivo sarà legato alla cura di quest’ultima. Più frequentemente, si tende a trattarli con una tecnica che ha l’obiettivo di “spegnere” l’informazione sonora a livello cerebrale utilizzando apparecchi produttori di “rumori bianchi”, ossia che hanno la funzione di mascherare il messaggio sonoro al cervello e che si applicano come fossero un apparecchio acustico. Alcuni risultati interessanti si hanno con la stimolazione magnetica transcranica (TMS), un trattamento non invasivo sempre più utilizzato e diffuso che consiste nella stimolazione della corteccia cerebrale attraverso l’applicazione di un campo magnetico per indurre delle modificazioni a livello delle aree attivate dall’acufene. Infine, esiti incoraggianti li offre l’agopuntura che in diversi casi riduce – anche fino a farli scomparire – i sintomi. Come negli ultimi anni è stato sperimentato in uno studio presso l’ospedale di Pitigliano, in provincia di Grosseto.

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