Papa Francesco e l’eterna giovinezza. “La nostra epoca e la nostra cultura coltivano il mito dell’eterna giovinezza come l’ossessione di una carne incorruttibile. Perché la vecchiaia è, in molti modi, disprezzata?“. Così il Pontefice nel corso dell’udienza generale dell’8 giugno. Viene da associare le sue importanti parole a Gianluca Vacchi. Non trasalite, non agitatevi. Il riferimento, en passant, è alla docuserie di Amazon Prime ‘Mucho Màs‘ che parla proprio della vita dell’imprenditore e mostra la sua smania di sfoggiare una giovinezza “illusoria, mantenuta a forza di artifici” (Irene Nèmirovsky, Jezabel). Naturalmente non è ‘vocazione’ solo di Vacchi, ma di moltissime persone.

E del mito della giovinezza eterna sono sempre più ‘vittime’ anche i giovani che si sottopongono a precoci interventi chirurgi nel tentativo di non assoggettare il corpo alle regole del tempo e arrivano persino – loro, come le fasce più adulte della popolazione – a soffrire di una patologia chiamata disturbo da dismorfismo corporeo: chi ne è affetto crede di avere imperfezioni o difetti fisici che in realtà sono inesistenti o lievi e ha diverse manie, come quella di scrutarsi (non è un semplice ‘guardarsi’) allo specchio, abbellirsi – direbbe Ennio Flaiano – con tale eccesso da imbruttirsi, guardare gli altri in cerca di confronto estetico. E Papa Francesco ha voluto parlare di questa tenace corsa al mito della perfezione perenne: “La tecnica si lascia attrarre da questo mito in tutti i modi: in attesa di sconfiggere la morte, possiamo tenere in vita il corpo con la medicina e la cosmesi, che rallentano, nascondono, rimuovono la vecchiaia. Naturalmente, una cosa è il benessere, altra cosa è l’alimentazione del mito. Non si può negare, però, che la confusione tra i due aspetti ci sta creando una certa confusione mentale. Si fa tanto per riavere questa giovinezza, tanti trucchi, interventi chirurgici per apparire giovani“. La citazione, poi, di Anna Magnani: “Quando le hanno detto che doveva togliere le rughe lei disse ‘no, non toccarle, tanti anni ci ho messo per averle‘. È questo: le rughe sono simbolo dell’esperienza, della vita. Un simbolo della maturità. Il simbolo di aver fatto un cammino“… Quello che interessa è il cuore, e il cuore rimane con quella giovinezza del vino buono che quanto più invecchia più buono è”.

“Papa Francesco ha ragione: non si deve essere ossessionati dall’idea di una eterna giovinezza, anche perché non esiste una medicina in grado di bloccare il processo di invecchiamento“, così a LaPresse Marco Iera, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica dell’Istituto clinico Brera, Milano. Iera sottolinea una parte molto importante del rapporto medico paziente quando dice che è necessario “spiegare ai pazienti, quando decidono di sottoporsi a questo tipo di interventi”, come il tempo non possa essere fermato e come le “rughe facciano parte del viso e non debbano essere levate”.

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