Sistema Sanitario Nazionale, secondo me così si potrebbe ricostruire
Sono anni che il nostro Sistema Sanitario Nazionale soffre. Eppure è giovane: avendo poco più di quarant’anni, dovrebbe essere invece nel pieno delle sue forze.
L’accreditamento dei privati, che avrebbe dovuto dare nuova linfa, è stato devastante soprattutto in Regione Lombardia dove l’ospedalità privata accreditata copre il 60% dell’offerta della salute e della malattia dei cittadini. Senza controllo.
Proprio il controllo di tutte le prestazioni sanitarie è alla base della sicurezza che quello che c’è da fare sia stato fatto al meglio possibile, senza sprecare risorse, ma soprattutto che sia fatto quando il beneficio è maggiore del rischio e che ogni atto, ancor più se si tratta di salute, sia adeguato, non abusato.
Il privato accreditato occorre contrastarlo sul campo. Occorrono nuovi medici e nuovi infermieri per cui riaprire un accesso più flessibile agli studi specifici potrà servire. Ma ci vorranno anni.
Senza medici è inutile costruire nuove strutture come prevede la riforma Moratti! Tempo e soldi buttati. Le case di continuità verranno costruite e ristrutturate ma rimarranno cattedrali nel deserto. Senza medici ci saranno situazioni, come quelle del vicino Veneto, dove anche i pronto soccorso vengono gestiti da cooperative private che aumentano i costi aziendali sostituendosi al pubblico. Non parliamo dei privati accreditati che spesso non hanno nemmeno pronto soccorso e rianimazioni che nell’emergenza sono, come abbiamo visto con la pandemia, indispensabili.
Per questo occorre intervenire immediatamente obbligando a livello nazionale i medici di base a non essere più privati accreditati ma pubblici. Non devono barricarsi nei loro studi protetti da segretarie o segreterie spesso invalicabili. Si lamentano perché hanno costi elevati di gestione dello studio della segretaria e delle utenze? Aiutiamoli, e aiutiamo il Sistema, rendiamoli dipendenti statali e raduniamoli in strutture all’interno degli ospedali pubblici in modo da costituire dei veri reparti di territorio in cui in modo turnistico, 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, siano a disposizione dei pazienti e facciano il primo filtro con la cittadinanza lasciando ai pronto soccorso il tempo per le urgenze vere. Ma non solo. Permettiamo agli stessi medici di base di fare la libera professione, richiesta e non obbligata per il paziente, fuori dagli orari di lavoro ma all’interno dell’ospedale. Senza costi ma con massimi guadagni percentuale. Si sentiranno anche più protetti a contatto diretto con gli specialisti. In questo investiamo i 71 miliardi di euro che vogliono utilizzare per riformare l’assistenza territoriale!!! Non gettiamoli con proposte inutili utili solo a difendere la casta.
Nello stesso modo obblighiamo i medici dipendenti a fare visite private in ospedale lasciando la massima percentuale della prestazione. Contrasteremo il pagamento a percentuale per prestazione che ottengono nelle strutture private accreditate in cambio di visite, esami e interventi annui. Spesso ai medici viene chiesto quanti interventi porterebbero, prima di essere considerata la loro professionalità! Un conto assurdo e non prevedibile a meno che si visiti, si esamini, o peggio, si operi senza necessità. Ma senza controllo…
Occorre cambiare tutto per ritornare all’amato ospedale pubblico, per garantire la ripresa del Sistema Sanitario Nazionale senza se e senza ma. La salute deve tornare predominante, non il budget. Naturalmente di pari passo mancano anche gli infermieri che ormai si spostano, prendendo dai medici, nella struttura che paga meglio. Senza molto pensare alla professionalità. Credo che per fidelizzare anche loro occorrerebbe proporre una percentuale sulla visita privata del medico aiutandolo nella sua esecuzione materiale. Faccio un esempio. La visita privata specialistica costa 100, il 70% al medico, il 15% all’infermiere e il 15% alla struttura che potrebbe ad esempio “utilizzare” le aziende di strumentario per aggiornare le attrezzature e risparmiare.
Anche qui faccio un esempio. Invece di fare bandi pubblici per nuovi strumentari sempre “truccati” come ho dimostrato molti anni fa, ci si accorda con l’azienda, ad esempio in oculistica, di utilizzare delle lenti intraoculari della loro marca e in cambio il facoemulsificatore, che serve ad asportare la cataratta, viene dato in gestione senza doverlo comprare.
Tanto si potrebbe fare, semplicemente. Ma nelle pieghe delle complicazioni si possono insinuare tante persone, non tutte oneste e rispettose delle regole.