Potete indossare la vostra coda da sirena sullo scoglio, variopinta e luminescente. Poi, con movimenti sinuosi e cantando, vi immergete nell’acqua marina. Molti vi crederanno pazze, alcuni penseranno di aver visto un miraggio, qualcuno crederà di essere diventato Ulisse per effetto di una reincarnazione improvvisa. Ma ci sarà anche chi capirà subito che state facendo “mermaiding”. Il nuoto pinnato. Quello con la coda di sirena che si pratica al mare e in piscina e si sta diffondendo in tutta la penisola. Non è solo uno sport. È anche un tuffo nella leggenda. Permette di esercitarsi nella subacquea (ma i più pigri o narcisisti lo usano anche solo come costume da spiaggia) fingendo di essere la creatura mitologica incantevole. A fronte di questo doppio incanto, estetico e funzionale allo spostamento del corpo sott’acqua, il numero di appassionati di mermaiding cresce. E così anche quello delle associazioni che offrono corsi strutturati e divertenti. Basta andare su siti specializzati come sireneslifestyle.com, accadueò.it, 4sub.it, lacasadellesirene.it per capire che tutto questo non è un gioco. Certo, i bambini si divertono molto a indossare code sgargianti in acqua e a muoversi come sirene (“mermaid” in inglese) ma i percorsi sono rivolti anche a nuotatori provetti. Come funziona il mermaiding? La sirena o il tritone indossano una guaina che dai fianchi termina con una monopinna nella quale inserire i piedi. Le gambe, così, si muovono sott’acqua perfettamente insieme come accade al pesce con la pinna caudale. Come ci si sposta? Semplice, ondulando il bacino e con energiche gambate a delfino. Anzi, a sirena. I benefici sono garantiti. Rafforzare i muscoli dorsali e lombosacrali, tonificare gli arti inferiori e i glutei, raggiungere benessere psico-fisico. Nel silenzio profondo, in ascolto del proprio respiro, cullati dal movimento dell’acqua ci si riconnette a se stessi e all’universo.

Ispirata alla narrazione del mito delle sirene la pratica del mermaiding ha un fascino potente. In particolare in Italia, terra ricca di storia e di leggende legate al mare. Chi erano le sirene? Nulla a che vedere con l’immagine della “Sirenetta” della Disney. Sono figure diffuse nelle credenze popolari, soprattutto nel Mediterraneo. Compaiono nell’arte della Grecia antica, su reperti archeologici e nell’Odissea di Omero. La maga Circe le descrive a Ulisse come creature che seducono con il loro canto i naviganti: “Alle Sirene giungerai da prima / che affascinan chiunque i lidi loro/ con la sua prora veleggiando tocca”.
Ma l’eroe non cade nella trappola. Avvisato, decide di turare le orecchie ai suoi compagni e di farsi legare all’albero della nave. Senza alcuna protezione contro quel canto. Perché? E’ ambizioso. Vuole conoscere e sfidare il loro potere. Nella mitologia greca, le sirene sono sì dotate di una voce dolcissima e ammaliante ma sono mostruose. Con il volto di donna e il corpo di uccello. Solo a partire dal Medioevo vengono raffigurate con aspetto di belle fanciulle e la coda di pesce al posto delle gambe. La loro ibrida identità, sembianze umane e animali, è comunque inquietante e al tempo stesso seducente. Tanto da aver affascinato scrittori e naviganti fino ad arrivare a noi. E oggi, dopo il cinema (ricordiamo il film “Splash- una sirena a Manhattan” del 1984), le serie tv, i video game, l’effetto sirena è diventato un fenomeno della cultura popolare.

Non solo un modello a cui avvicinarsi per hobby e sport, ma anche per professione. Ci sono sirene professioniste che nuotano in spettacoli dal vivo e in filmati. Sono scritturate per eventi speciali e servizi fotografici a tema, per feste di compleanno o incontri fra “mers” (così si chiamano per abbreviazione sirene e tritoni). Insomma, può anche diventare un lavoro.
Fra le star di oggi che pubblicano le loro imprese sul web Mahina Mermaid, Mermaid Linden, Hannah Mermaid. Quest’ultima, al secolo Hanna Fraser, è specializzata in spettacoli di apnea subacquea ed è anche un’attivista dell’ecologia dell’oceano. Fra le star di ieri, Annette Marie Sarah Kellermann, nuotatrice australiana e attrice del vaudeville, e poi la meravigliosa Esther Jane Williams. Strepitosa interprete nel film “Million Dollar Mermaid”, è stata una star degli aquamusical negli anni Quaranta e Cinquanta. Con esibizioni perfette da vamp e sincronette che la accoglievano mentre si tuffava dall’altissimo trampolino incastonato nella conchiglia. A proposito, le aziende produttrici di abbigliamento acquatico-sportivo da sirena, con tanto di reggiseni a conchiglia e fantasie pavonesche per le code, sono parecchie. Basta cercare in rete.
Le code possono essere realizzate in diversi materiali, dal tessuto al silicone, dal neoprene al lattice, con paillette e con intrecci di maglia colorata. Hanno prezzi che variano dai novanta a diverse migliaia di euro in su. Poi c’è il mercato dell’usato. Le monopinne invece sono realizzate in fibra di vetro o di carbonio. Ma per divertirsi senza andare nell’Oceano cosa offrono le aziende produttrici per i più piccoli? Oltre e code e monopinna, ghirlande per capelli, occhialini, cuffie argentate e borsette intonate (per fare shopping subacqueo servono anche quelle). Se invece si vuole essere sirena o tritone, tritona o sireno (nella leggenda queste creature sono asessuate) ma manca quel piccolo dettaglio del saper nuotare, non c’è problema. Esiste persino il salvagente che ti trasforma in sirena. Così c’è anche meno rischio di finire in qualche rete da pesca al mare insieme ai tonni che ti guardano come un intruso.

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