“Il reddito di cittadinanza è un parafulmine perfetto: i poveri non possiedono giornali, non organizzano convention elettorali e quindi sono bersagli ideali”. Così il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, torna a difendere il principio del redito di cittadinanza nel corso del suo intervento al convegno dal titolo ‘La formazione e la ricerca nei Patti per l’Inclusione sociale del Reddito di Cittadinanza’. “Molti di quelli che prendono posizione sul reddito non conoscono la legge e non conoscono i numeri” ma “non c’è solo cattiva informazione“, ha aggiunto Orlando, “c’è anche un tasso molto forte di malafede“. La narrazione sul reddito di cittadinanza secondo Orlando “offre un quadro totalmente distorto sulla facilità di erogazione della misura. Si tratta di uno degli strumenti più sottoposti a controllo tra quelli del nostro ordinamento. Ci sono controlli nella norma originaria, sia ex post che preventivi e con la legge di Bilancio sono stati spostati verso la verifica preventiva. Nel primo quadrimestre di quest’anno le domande sono state 485mila a fronte delle 665mila dello stesso periodo dell’anno scorso. Questo è legato alle nuove norme in materia di controlli oltre che all’andamento economico. La riduzione è più consistente nelle aree del Centro Nord rispetto a quelle del Sud”.

Rispetto alla “narrazione che fa fatica a considerare l’utilità della misura come strumento di contrasto alla povertà” Orlando ha ricordato che su 3,1 milioni di persone interessate sono solo poco più di un milione le persone occupabile (1.076.000) e circa il 70% ha un titolo non superiore alla licenza media. “Tra questi – ha detto- vanno tolti 125mila esonerati e 16mila rinviati ai servizi sociali mentre 167mila sono già occupati. Sono attivabili al lavoro 767mila persone sulla base dei criteri previsti dalla legge, di cui 544mila senza alcuna esperienza negli ultimi tre anni. Non c’entra molto con la rappresentazione dell’uomo in canottiera sdraiato sul divano“.

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