Nel giorno in cui il numero uno di Confindustria Carlo Bonomi ha ammesso che molti imprenditori pagano i giovani così poco che i 500 euro del reddito di cittadinanza fanno “concorrenza” agli stipendi proposti, a difesa della misura anti povertà si è schierato anche il leader del Pd. Durante un evento pubblico con il candidato sindaco di Messina del centrosinistra Franco De Domenico, Enrico Letta ha detto che “quello che abbiamo ascoltato contro il reddito rappresenta un’idea di disprezzo nei confronti delle persone che noi dobbiamo rigettare“. Giuseppe Conte dal canto suo ha risposto agli attacchi ormai giornalieri al sussidio, che secondo la Ue va ampliato e non certo eliminato, rilanciando sul salario minimo. “Approvatelo con noi e vedrete che non c’è nessuna concorrenza”, ha commentato il leader M5s rispondendo agli imprenditori.

“Non possiamo più accettare lavori da 3-4 euro all’ora”, ha continuato Conte da Ardea, vicino a Roma, nel corso di un’iniziativa elettorale. “Basta con il precariato, diamo un futuro ai nostri giovani: come possono mettere su casa con contratti stagionali?”. Quanto all’annuncio di Matteo Renzi, che intende raccogliere firme per abolire il reddito nonostante per legge (visto che l’anno prossimo scade la legislatura) l’eventuale referendum non possa essere convocato prima del 2025, “secondo voi è normale che i privilegiati della politica che vivono da anni con 500 euro al giorno vogliono togliere 500 euro al mese a chi non ha di che vivere?”.

Intanto la Lega “di governo” continua, spalleggiando gli imprenditori, a chiedere altre modifiche ai meccanismi di erogazione dell’aiuto, ovviamente in senso restrittivo. “Sicuramente il reddito di cittadinanza ha una sua nobile funzione, è stato mutuato da esperimenti fatti in altri Paesi”, ha ammesso Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, partecipando all’assemblea dell’Unione parmense degli industriali di Parma. Tutto bene quindi? No: “Qui in Italia rischia di assumere una dimensione un po’ patologica”. Soluzioni? Il titolare del Turismo Massimo Garavaglia ha ribadito ancora una volta di aver “proposto di dimezzare il reddito di cittadinanza se si fa un lavoro stagionale, non perderlo del tutto, così non ci sono più scuse”. L’idea del cosiddetto cumulo parziale tra sussidio e lavoro è ritenuta valida da tutti gli esperti di contrasto alla povertà, in effetti. Ma il governo lo scorso anno, dopo averlo inserito nelle bozze della manovra, ha deciso di fare marcia indietro. E per ora non risulta che il Carroccio abbia presentato emendamenti ad hoc per rispolverare quell’ipotesi.

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