“È essenziale che Putin non vinca questa guerra. Allo stesso tempo dobbiamo chiederci se può essere utile parlargli. Sono scettico dell’utilità di queste telefonate, ma ci sono ragioni per farle. Queste conversazioni dimostrano che è l’inquilino del Cremlino a non volere la pace”. Lo ha detto il premier Mario Draghi intervenendo al vertice europeo, nel corso del quale gli Stati membri cercano di fare il punto sul sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia.

“Dobbiamo vincere la battaglia sulla sicurezza alimentare. È anche un modo per mostrare ai Paesi più poveri, ad esempio in Africa, che siamo dalla loro parte. L’Onu può giocare un ruolo importante per risolverla, ma abbiamo il dovere di chiederci come possiamo aiutare. Dobbiamo accelerare, se non lo facciamo rischiamo di arrivare tardi”, ha aggiunto il capo del governo italiano. Il confronto con Putin, prosegue su quest’ultimo tema, “è necessario per risolvere il problema del grano. Il rischio di una catastrofe alimentare è reale: e se non ci sarà una soluzione, dovrà essere chiaro che la colpa è di Putin“. Draghi, fa sapere Palazzo Chigi, ne ha parlato anche nel corso del trilaterale tra con il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, a margine dei lavori del Consiglio straordinario Ue.

Il suo discorso a Bruxelles ha toccato anche il tema cruciale delle sanzioni. Secondo il premier “Dobbiamo mantenere unità. L’Italia è d’accordo sul pacchetto, purché non ci siano squilibri tra gli Stati membri”. E la politica energetica? “Non possiamo immaginare che dopo il conflitto la tornerà come prima. Quello che è successo è troppo brutale. Dobbiamo muoverci ora per cambiare i nostri fornitori di energia nel lungo periodo”.

Infine, per quanto riguarda il rapporto dell’Unione con Kiev, ha commentato che “Offrire all’Ucraina lo status di Paese candidato può essere un gesto simbolico importante, un messaggio di sostegno nel mezzo della guerra”. E ha sottolineato che è Kiev stessa a decidere le condizioni di pace: “Se l’Ucraina non è d’accordo sui termini, la pace non può essere sostenibile“.

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