La prima cosa da chiarire è che per Mosca non cambierà nulla. Il tetto al prezzo del gas naturale varato venerdì 13 maggio dal consiglio dei ministri spagnolo non ridurrà gli introiti della Russia, perché i produttori di elettricità continueranno ad acquistare il combustibile sui mercati internazionali allo stesso prezzo. La misura, presentata da Spagna e Portogallo durante il Consiglio europeo di marzo, si applicherà nella fase successiva, quella della vendita di energia alle famiglie e alle imprese iberiche che hanno contratti di fornitura a prezzo variabile: il prezzo sarà calcolato sulla base del costo calmierato. Anche se i consumatori saranno chiamati a pagare alle centrali a gas una compensazione per la vendita sottocosto, il risultato finale sarà una riduzione delle bollette che negli ultimi mesi hanno subito fortissimi rincari.

Come funziona – Madrid e Lisbona hanno ottenuto di poter introdurre il limite – che dovrebbe entrare in vigore a giugno, in attesa dell’approvazione formale della Commissione europea, e durare un anno – alla luce della cosiddetta “eccezione iberica”: scarse interconnessioni con gli altri Paesi dell’Unione e alta percentuale di rinnovabili. Stabilendo il limite si correggono in parte gli squilibri provocati dal criterio del prezzo marginale, in base al quale in Europa il prezzo dell’elettricità viene fissato in base al costo della fonte di energia più cara. “Il gas sta fissando i prezzi dell’elettricità oltre i 200 euro/megawattora, mentre il resto delle fonti di energia, come le rinnovabili o il nucleare, che rappresentano circa l’80% della produzione elettrica nazionale, hanno costi di produzione inferiori ai 50 euro”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Jorge Morales de Labra, esperto di energia e ingegnere industriale.

Con l’approvazione definitiva del tetto al prezzo, si fissa il costo del gas a 40 euro a Megawattora per i primi sei mesi. Poi aumenterà di cinque euro ogni mese fino ad arrivare ai 70, con una media di 48,8 euro. La prima conseguenza è una riduzione del prezzo della luce sul mercato. De Labra spiega che questo si calcola moltiplicando per due il prezzo del gas, al quale si aggiungono i costi di produzione e manutenzione della centrale e quelli dei diritti di emissione di CO₂, che in questi mesi hanno toccato i 90 euro a megawattora. Una centrale utilizza circa 0,4 tonnellate di Co2 per megawattora. Con il tetto a 40 euro, quindi, il prezzo di mercato dell’elettricità si attesterà attorno a una media di 130 euro, contro i 210 dell’ultimo trimestre, circa un 38% in meno, come ha annunciato la ministra per la transizione ecologica, Teresa Ribera, dopo il consiglio dei ministri.

La compensazione per i produttori – I consumatori però pagheranno un po’ più di così. “Le centrali a gas dovranno vendere sottocosto. Tuttavia, saranno compensate per aver abbassato artificialmente il prezzo dell’energia”, spiega de Labra. La compensazione per la differenza tra il prezzo del gas previsto dal tetto e il costo nel mercato ricadrà sui consumatori con un contratto a prezzo variabile, ovvero quelli che beneficiano della misura (circa un 40% in ambito domestico e un 70% nell’industria). Grazie al fatto che in Spagna la maggior parte dell’elettricità viene prodotta da fonti diverse dal gas, il “conto” sarà comunque abbastanza contenuto. De Labra stima che il sovrapprezzo sarà di circa 30 euro al megawattora e calcola che il costo finale dell’energia sarà di 150 o 160 euro al megawattora: comunque un 20-25% in meno rispetto al prezzo attuale. Per i clienti con contratti a prezzo fisso invece nulla cambierà, almeno fino al rinnovo del contratto.

La misura fa emergere gli extraprofitti delle compagnie – Sebbene la misura comporti una riduzione importante del costo della bolletta, l’esperto sottolinea che la diminuzione è minore rispetto a quella prevista inizialmente: Spagna e Portogallo avevano proposto un limite del prezzo del gas di 30 euro al megawattora, mentre la media sarà di 48,8 euro. “Inoltre, si pensava che la compensazione l’avrebbero pagata tutti, non solo i consumatori con tariffa variabile”, aggiunge. Tuttavia, de Labra riconosce diversi vantaggi della misura. In primo luogo, si mettono in luce i cosiddetti windfall profits e si approva una norma che li regola. Si tratta degli extraprofitti delle compagnie energetiche che, a causa degli elevati prezzi del gas, stanno ricevendo una remunerazione molto superiore rispetto ai loro costi di produzione (come le centrali nucleari e le energie rinnovabili). “In secondo luogo, non solo diminuisce il prezzo della bolletta ma il grande vantaggio è che i consumatori possono finalmente stare tranquilli. Non si tornerà più a prezzi altissimi come 700 euro/megawattora, che obbligavano a bloccare la produzione industriale. Succeda quel che succeda con il gas, il mercato elettrico spagnolo ha un limite”.

La misura, che stando agli annunci del governo doveva già vedere i suoi primi effetti nelle bollette di maggio, ora secondo le previsioni entrerà in vigore a giugno. Probabilmente il 2, dato che il decreto pubblicato lo scorso sabato nel Boletín Oficial del Estado (la Gazzetta Ufficiale spagnola) ha fissato un periodo di transizione per adattare i sistemi informatici che si concluderà il 1 giugno. Inoltre, la norma necessita dell’ultima approvazione formale della Commissione europea, che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

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