Massimo Giletti si racconta al Corriere della Sera in una lunga, anzi lunghissima, intervista. C’è l’azienda di filati di famgilia, la “Giletti spa”, della quale aveva promesso al papà di prendersi cura (oggi lo fanno i suoi fratelli, gemelli, Maurizio ed Emanuele) e c’è il rapporto con la mamma Giuliana che era solito chiamare prima di ogni puntata: “Ora non posso più farlo, da un anno è entrata in un limbo di bambina. Ma quando vado a trovarla mi riconosce e sorride, e a me basta vedere i suoi occhi che si illuminano”. Ancora, i viaggi in auto che la signora Giletti faceva da Ponzone di Trivero, nel Biellese, a Roma, per andarlo a trovare e tutte le fidanzate che le ha presentato: “Le piaceva molto Antonella Clerici, si chiamavano, si scrivevano. Ma è stata profondamente legata a Maria Paola, la figlia di un industriale: ho trovato un carteggio che durava da 4-5 anni”. A proposito d’amore, Giletti confessa senza troppo tergiversare di essere in contatto con tutte le ex e poi aggiunge: “Alessandra Moretti è ancora innamorata di me, forse in parte anche io (…) So che non ci perderemo mai. Per lei provo un sentimento di affetto che mi lega molto. È una donna che nella vita ha lottato, ha cresciuto i figli praticamente da sola. Non ho mai avuto una famiglia da Mulino Bianco: quando vedevo i suoi genitori che si amavano ero toccato”. Poi, con una giravolta, si finisce a parlare di Putin, e il conduttore di Non è l’Arena tira fuori un ricordo: “A 18 anni feci la pipì sul confine russo… Ero in Finlandia con tre amici. D’estate rubavo a mio padre un furgone aziendale in cui mettevamo frigo, stereo e, sopra, le brandine. Quell’estate andammo pure a Helsinki, per i Mondiali di Atletica, e da lì proseguimmo verso Nord, trovandoci al confine con l’Unione Sovietica. Un cartello in russo, inglese e finlandese diceva: 2 anni di carcere a chi parla, 5 a chi fotografa, 10 a chi oltrepassa il filo spinato. Mi ero spinto al limite con il mio amico Giancarlo Sallier de la Tour. Dalla torretta i soldati spararono. Filammo via e, per dispetto, facemmo la pipì sul confine“. Alla domanda, doverosa, “quindi non è putiniano?”, il giornalista risponde: “Mi sento un uomo libero e credo che l’Europa non debba dipendere troppo dagli Stati Uniti. Non accetto un ministero della verità assoluta”. Un passaggio sulle discusse puntate di Non è l’Arena con lui ‘inviato’ in Ucraina “con le Hogan” (“Ce le ho da sette anni. Hanno un taglio alto, sono perfette se piove o c’è terreno fangoso”) e qualche parola sui colleghi: “Trovo che Mentana sia importante: è un uomo molto intelligente, con lui puoi parlare dall’opera d’arte al centravanti dell’Inter. Di Formigli apprezzo il lavoro giornalistico. Floris è un uomo di potere, come Vespa”.

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