Prendendo spunto da un pensiero di Paul Valéry – il gusto è fatto di mille disgusti – oggi mi è venuta voglia di farvi un elenco di tutte le cose che
provocano in me disgusto.

Mi disgustano quelli che mi dicono “vai a lavorare!”. Il mio lavoro è essere Ricky Farina, e vi sembra poco?
Mi disgustano quelli che non mi prendono sul serio, io sono serissimo, tragico, tragico fino al midollo della risata.
Mi disgustano quelli che durante la pandemia non hanno pensato ai più fragili, vaccinandosi. L’ago nel pagliaio dell’umanità.
Mi disgustano quelli che giustificano l’aggressione all’Ucraina, come quelli che ti dicono “Te lo sei meritato il tumore dato che fumi”.
Mi disgusta chi mangia carne di cavallo. Come si fa a mangiare un animale che non ha le zampe ma le gambe?
Mi disgusto quando mangio carne, ma le polpette di nonna sono le polpette di nonna, mannaggia.
Mi disgustano quelli che mi dicono che sono perverso solo perché per me il sesso è il luna park del sudore. Gente noiosa fino alla morte dei sensi.
Mi disgustano le persone che ti guardano male se le saluti per strada. Anzi, mi fanno pena, è diverso.

Mi disgusta chi parla per stereotipi “l’omosessualità è contro natura”, quando andare contro natura è proprio la natura dell’essere umano.
Mi disgusta chi in ascensore parla del più e del meno, in ascensore si deve parlare sempre di Dio: è un’ascensione.
Mi disgusta chi getta la plastica in mare, chi colpisce l’uomo a terra, chi lancia la prima pietra per farsi bello agli occhi di Gesù.
Mi disgusta chi non ha la verità in tasca, ognuno ha la propria verità, ed è una verità tascabile. Il resto è l’Assoluto e non ci appartiene. Per ora.
Mi disgusta chi fa finta di nulla, mentre è il nulla che ci rende finti.
Mi disgusta chi non spara a salve, la guerra dovrebbe essere una guerra di saluti “Salve” “Salve a lei”. Si “salve” chi può.

Mi disgusta chi timbra la carne dei ragazzi che entrano in discoteca: bestiame al macello del divertimento conformista.
Mi disgusta chi beve per dimenticare, significa che non ha mai letto Baudelaire.
Mi disgusta chi non ascolta la musica e chi non si accarezza mai i lobi delle orecchie.
Mi disgustano quelli che dicono “un attimino”. Perché allora non dicono anche un “attimone”?
Mi disgustano le persone riservate. E chi vi credete di essere? Diciamoci tutto!
Mi disgustano gli uomini che entrano dentro le donne senza chiedere “permesso?”. Scopare è un massacro di gemiti, ma deve iniziare sempre con una cortesia.

Mi disgustano quelli che hanno sempre le idee chiare, le idee più belle nascono sempre dalle tenebre.
Mi disgusto quando non mi amo. Quando non mi faccio la corte. Ed è per questo che metto lo smalto sulle unghie della mano amica.
Mi disgusto quando lotto contro la noia. La noia ci rivela l’abisso dell’insignificanza. La noia è sacra. Divina.
Mi disgusto quando mi scordo di danzare sul precipizio. Siamo nati per danzare nella vertigine.
Mi disgusto quando mi arrendo all’evidenza. Un poeta non si arrende mai, tantomeno all’evidenza che è per gli sciocchi.
Mi disgustano quelli che non tremano d’amore davanti a un volto umano.
Mi disgustano quelli che commettono follie per amore, amare è l’atto più razionale che esista.
Mi disgusta chi va al cinema per passare una serata, al cinema si va per farsi invadere, è un’invasione, non un’evasione.

Mi disgusta chi fa collezione di francobolli e ha perso la voluttà di leccarli.
Ecco, questo elenco di disgusti può bastare, e di conseguenza avrete capito i miei gusti, proprio perché “il gusto è fatto di mille disgusti”.

Vi allego un “Dialogo con Marietto”, dove io e il mio amico Marietto parliamo dei nostri disgusti.
Buona visione.

Ah, mi disgustano quelli che non vedono mai i miei film, questo è un videoblog, perdinci!

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