La coalizione Cdu-Fdp esce bocciata dalle elezioni di domenica in Nord-Reno Vestfalia. Il verdetto delle urne obbliga a una formula nuova per il governo di Düsseldorf: una coalizione tra Cdu e Verdi (come già in Assia o in Baden-Württemberg) o una nuova edizione in chiave locale del semaforo Spd, Verdi e Fdp. Nel nuovo Landtag su 195 seggi in lizza 76 vanno alla Cdu, 56 alla Spd, 39 ai Verdi, 12 ciascuno a Afd e Fdp. Aumentano a dismisura gli indifferenti, insoddisfatti e indecisi: dei 13 milioni di elettori del Land più grande della Germania, solo il 55,5% è andato alle urne. Cinque anni fa erano stati il 65,2%.

La Cdu del governatore Hendrik Wüst guadagna 2,8 punti percentuali attestandosi al 35,7%, ma i partner liberali guidati dal ministro per la Famiglia Joachim Stamp dimezzano il loro consenso e riescono a entrare nel Landtag solo per il rotto della cuffia con il 5,9% (-6,7%). La Spd, che con Hannelore Kraft fino al 2017 era alla guida del Land dalla forte caratterizzazione industriale, non scompare ma come già una settimana fa in Schleswig-Holstein perde di nuovo: scende nove punti sotto la Cdu al 26,7% (-4,6%). I grandi vincitori sono i Verdi che triplicano il loro peso salendo di 11,8 punti percentuali al 18,2% e diventano la terza forza. La Linke, sotterrata da accuse interne di sessismo e divisa, perde completamente di visibilità, scende oltre la metà dei consensi al 2,1% (-2,8%). Pur restando nel Landtag, esce pienamente sconfitta anche la Afd di Markus Wagner con appena il 5,4% dei voti (-1,9). È la nona elezione di fila che il partito di estrema destra di Tino Chrupalla perde, segnando il passo di una politica tentennante, se non addirittura di aperto appoggio alla Russia e la perdita di mordente delle ragioni di proteste.

Il futuro governo del Land
La leader regionale Verde Mona Neubaur ascolterà molto bene le proposte di coalizione. Wüst, senza manifestare troppi rincrescimenti per il risultato dei partner liberali, ha già dichiarato al suo indirizzo “adesso si devono coniugare la tutela del clima e la vocazione industriale”. Tanto che lo sconfitto vicegovernatore Stamp lo ha accusato di essersi fregiato in campagna elettorale in pieno stile merkeliano dei loro successi. Se le proposte della Cdu non saranno adeguate, la candidata di punta dei Verdi (realisticamente non si era presentata per il governatorato) potrà scegliere i partner e aderire a una coalizione semaforo con la Spd che “scipperebbe” la guida alla Cdu e i liberali riconquisterebbero un insperato ruolo di ago della bilancia. In fondo è quanto anche Armin Laschet aveva specularmente provato a fare dopo il voto nazionale di settembre. In quel caso, senza successo.

I riflessi sugli equilibri a Berlino
Il capo frazione Spd Thomas Kutschaty, che dai banchi dell’opposizione aveva mostrato di saper essere mordace, nell’ultimo duello televisivo aveva evitato troppi attacchi diretti all’avversario. Adesso ammortizza la sconfitta dicendo che i sondaggi avevano visto risalire il partito grazie all’appoggio di Olaf Scholz. L’immagine del cancelliere esce scalfita, ma Scholz è ancora in sella: ha mantenuto ai suoi elettori la promessa del salario minimo, anche se sono ancora irrealizzati altri traguardi come i 400mila nuovi alloggi all’anno la Spd resta il secondo partito.

Joachim Stamp non è riuscito ad uscire dall’ombra del suo predecessore Christian Lindner, che secondo l’istituto demoscopico infratest-dimap per il 50% dei liberali del Land resta una figura di riferimento. Il capo della Fdp d’altronde deve constatare come il suo elettorato non veda di buon occhio che alle promesse di rigore siano seguiti avalli a una politica di fondi speciali e indebitamento per la guerra in Ucraina. Né sono riusciti a spiegarsi come mai quasi tutti i ministri regionali dei Trasporti chiedano un limite di velocità e quello federale Wissing lo rifiuti perché mancherebbe la cartellonistica. Il partito non può essere contemporaneamente forza di governo e di opposizione, come nei tweet della presidentessa della commissione difesa Agnes Strack-Zimmermann.

È indubbio che il successo dei Verdi arrivi sull’onda della popolarità a livello nazionale dei ministri Robert Habeck e Annalena Baerbock. I due leader hanno saputo far accettare alla base compromessi necessari per via della guerra in Ucraina, accompagnandoli con impulsi concreti al lancio delle energie rinnovabili. Soprattutto Habeck comunica con molta empatia e secondo i rilevamenti di infratest-dimap per il 57% dell’elettorato Verde sarà di appoggio diretto anche nel Land. Un tale segnale di leadership non lo hanno né Merz né Scholz, cui è riconosciuta importanza nelle scelte regionali solo rispettivamente dal 36 e 35% dei loro elettori.

Il leader della Cdu Friedrich Merz, egli stesso originario del Land, si può fregiare di due successi elettorali di fila, ma con Wüst e Günther in Schleswig-Holstein ha due concorrenti più giovani per la prossima corsa al cancellierato. Quand’anche a nessun governatore dal Nord-Reno Vestfalia sia poi effettivamente riuscito: non ad Armin Laschet, né a Peer Steinbrück né a Johannes Rau. Sia il più aperto Günther che il conservatore Wüst, se riuscirà loro, potrebbero puntare sul rinnovamento nelle alleanze coi Verdi. Hendrik Wüst ha già tenuto a sottolineare che i temi decisivi erano largamente regionali, evidenziando che la segreteria federale non deve far proprio il suo successo.

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