Ci sono emendamenti per negare la cittadinanza ai minori stranieri che abbiano “commesso atti di bullismo“, “riportato condanne penali” o “commesso atti violenti in orario scolastico“. Ma anche proposte che vorrebbero riservarla a chi abbia superato l’esame di licenza media o la maturità “con il massimo dei voti“, “con valutazione media non inferiore al 9” o “all’8”, “a 90/100“, “a 85/100” o “a 80/100”, o solo a chi ha studiato alle scuole private. O altre ancora che impongono lo svolgimento di prove scritte o orali “sulle tradizioni popolari più rinomate”, “sulle sagre tipiche italiane”, “sulla festa nazionale della Repubblica”, “sugli usi e costumi italiani dagli antichi romani a oggi”, “sulle festività nelle diverse regioni”, “sui prodotti tipici gastronomici italiani”. Sono alcuni esempi dell’ostruzionismo leghista portato avanti in Commissione Affari Costituzionali alla Camera contro il disegno di legge sullo ius scholae, il cui testo base – elaborato dal presidente M5S Giuseppe Brescia – prevede che possano acquistare la cittadinanza italiana i minorenni stranieri nati in Italia o che vi siano arrivati entro i 12 anni, vi abbiano risieduto legalmente e senza interruzioni e abbiano frequentato regolarmente, per almeno cinque anni, uno o più cicli scolastici.

“Una norma ideologica che è a tutti gli effetti uno ius soli mascherato”, attacca il sottosegretario leghista all’Istruzione Rossano Sasso. “Chi sponsorizza questa legge abbia il coraggio di dire agli italiani la verità: si vuole estendere la cittadinanza a chiunque arrivi nel nostro Paese, poco importa se clandestinamente o meno. La Lega si opporrà a questa inaccettabile deriva“, promette. E infatti ben 484 dei 728 emendamenti depositati in Commissione portano le firme dei nove deputati del Carroccio: Gianni Tonelli, Edoardo Ziello, Laura Ravetto, Simona Bordonali, Ketty Fogliani, Igor Iezzi, Cristian Invernizzi, Alberto Stefani, Flavio Di Muro. Accanto a proposte autentiche – ad esempio limitare lo ius scholae ai soli nati in Italia – nel fascicolo compare una valanga di provocazioni: oltre a quelle già citate, c’è la modifica che vorrebbe subordinare la cittadinanza all’”esito positivo di una prova scritta consistente in un riassunto di un brano sulla musica italiana” o “di una prova scritta vertente sulle tradizioni valdostane“, “piemontesi“, “abruzzesi“, “marchigiane” e così via con tutte le altre regioni (distinguendo anche tra tradizioni “friulane” e “giuliane”, “emiliane” e “romagnole”).

Fratelli d’Italia invece ha adottato una strategia diversa. Tra i 167 emendamenti sottoscritti da Emanuele Prisco e Augusta Montaruli ce n’erano 140 in cui si chiedeva di sopprimere o sostituire parole qualsiasi all’interno del testo in modo da renderlo privo di senso compiuto: sono stati tutti dichiarati inammissibili nella seduta di lunedì in Commissione. Altri sessanta a firma Lega invece non saranno messi ai voti perché contengono modifiche di carattere meramente formale, proponendo ad esempio sinonimi. Il termine per la presentazione dei ricorsi è fissato entro le 15 di domani, dopodichè arriveranno i pareri del governo e del relatore Brescia: “Non temiamo l’ostruzionismo, la società è pronta a una riforma della legge della cittadinanza che metta al centro il percorso scolastico”, ha detto il deputato M5S. Più costruttivo, nell’ambito del centrodestra, l’atteggiamento di Forza Italia, che ha presentato pochi emendamenti mirati: “Non abbiamo presentato alcun emendamento soppressivo o ostruzionistico perché avevamo condiviso il testo base, che prende spunto anche da una pdl della nostra Renata Polverini (insieme a quelle a prima firma rispettivamente di Matteo Orfini e Laura Boldrini, ndr)”, ha detto il capogruppo azzurro in Commissione Carlo Sarro “La nostra richiesta, rispetto al testo del relatore Brescia, è che il ciclo scolastico sia effettivamente frequentato e positivamente concluso”, precisa.

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