La denazificazione dell’Ucraina dovrà riguardare tutta la popolazione, passerà per una deucrainizzazione, anche con il cambio di nome del Paese, dovrà durare 25 anni, ovvero almeno una generazione. Sono i contenuti dell’editoriale dal titolo “Cosa deve fare la Russia dell’Ucraina”, pubblicato il 3 aprile dall’agenzia di stampa russa Ria Novosti e firmato da Timofei Sergeitsev. Un lungo testo in cui si descrive quali saranno i passi successivi che la Russia dovrà compiere dopo “le inevitabili fatiche di una giusta guerra contro il sistema nazista”. Non è una teoria nuova in Russia: nei giorni scorsi su Rossija 1, il secondo canale per numero di telespettatori, nel corso del popolare talk show 60 Minutes l’esperto militare Igor Korotchenko ha ipotizzato che “serviranno almeno 15-20 anni per il processo di denazificazione dell’Ucraina”, mentre il deputato ed ex generale Vladimir Shamalov ha detto che per “rieducare” almeno due generazioni di ucraini prima che queste accettino la presenza russa “possiamo prevedere che resteremo nel Paese per 30 o 40 anni“.

L’ipotesi di denazificare l’intero Paese si scontra con le posizioni ufficiali che arrivano dal Cremlino. Il ministro della Difesa, Serghej Shojgu, più di una settimana fa ha dichiarato che “l’obiettivo principale” è la “liberazione del Donbass“. L’agenzia di stampa russa Ria Novosti – la stessa che dopo tre giorni dall’inizio dell’invasione aveva pubblicato per errore un commento in cui si salutava la nascita di una ‘nuova era’ – è però considerata molto vicina ha Vladimir Putin. E l’editoriale pubblicato dopo la denuncia delle atrocità commesse dalle forze russe a Bucha è dettagliato: comprende anche un elenco in 10 punti che specificano in cosa consisterà “l’operazione di denazificazione”.

L’articolo sottolinea che la “denazificazione consiste in una serie di misure dirette alla massa di popolazione nazificata che tecnicamente non può essere perseguita direttamente come criminale di guerra”. “Oltre le élite – scrive Sergeitsev – una parte significativa della massa di persone, nazisti passivi, sono complici del nazismo. Hanno sostenuto le autorità naziste e le hanno assecondate”. La denazificazione di “questa massa di popolazione consiste nella rieducazione, che si realizza attraverso la repressione ideologica degli atteggiamenti nazisti e una severa censura: non solo nell’ambito politico, ma anche necessariamente nell’ambito della cultura e dell’istruzione”, si legge nell’articolo. E ancora: “I termini della denazificazione non possono in alcun modo essere inferiori a una generazione, che deve nascere, crescere e raggiungere la maturità nelle condizioni della denazificazione”.

“Il nome Ucraina non sembra poter essere mantenuto come il titolo di qualsiasi formazione statale completamente denazificata sul territorio liberato dal regime nazista”, prosegue l’editoriale. E “la denazificazione è inevitabilmente anche una deucrainizzazione“- “Diversamente da, diciamo, la Georgia o i Baltici, l’Ucraina, come ha dimostrato la storia, non può funzionare come Stato nazionale. E tentativi di costruirne uno logicamente portano al nazismo“, sostiene ancora Sergeitsev. “L’élite di banderiti (seguaci di Stepan Bandera, a cui la propaganda sovietica fa riferimento dal 2014, ndr) deve essere liquidata. La sua rieducazione è impossibile“, si legge ancora nel testo. Gli ucraini – secondo Ria Novosti – “travestono il loro nazismo chiamandolo ‘desiderio di indipendenza’ o ‘percorso europeo allo sviluppa’ “. “Gli ucraini non hanno un partito nazista, un Fuhrer o leggi razziali, ma per la sua flessibilità, il nazismo ucraino è molto più pericoloso per il mondo di quello di Hitler”, prosegue l’articolo.

La denazificazione, chiarisce poi Sergeitsev, “è intesa come una vittoria militare sul regime di Kiev, la liberazione dei territori dai sostenitori armati dei nazisti, l’eliminazione degli implacabili nazisti, la cattura di criminali di guerra, e la creazione di condizioni sistemiche per la successiva denazificazione in tempo di pace”. Poi passa a elencare quali sarebbero queste condizioni: si va dalla “liquidazione delle formazioni armate naziste” al “ritiro dei materiali didattici”, dalle “azioni investigative di massa” alla creazione di organi informativi russi. Infine, è prevista la “creazione di organismi permanenti di denazificazione per un periodo di 25 anni“.

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