Il braccio di ferro tra Paesi occidentali e Russia nel contesto della guerra in Ucraina si sta facendo sempre più serrato. Tra i settori maggiormente interessanti da questo confronto rientra l’ambito digitale, con diversi grandi provider di servizi web come, tra gli altri, Netflix, TikTok, Amazon, Google Pay che hanno deciso di ritirarsi dalla Russia. Mosca, a sua volta, ha reagito bollando alcune di queste piattaforme, ad esempio Facebook e Instagram come estremiste e bandendole dal proprio territorio. La società di ricerca indipendente Top10VPN.com ha stimato che il divieto di utilizzo in Russia delle più importanti piattaforme globali di social media costerà alla propria economia più di 800 milioni di dollari per il solo 2022.

Il governo russo, di fronte a questi ulteriori disagi patiti dai propri cittadini, sembra intenzionato a rispondere proponendo una vera e propria “autarchia digitale”. Era stata persino identificata dai media una data ben precisa, l’11 marzo, a partire dalla quale Mosca avrebbe disconnesso l’intero Paese dalla rete globale. Tale scenario non si è per ora avverato. Permangono, tuttavia, le diverse modalità con le quali la Russia può erigere barriere sempre più alte tra sé e il resto del mondo.

La prima strada, quella più drastica, è appunto lo stacco totale dalla rete globale a favore di una propria, colossale, intranet nazionale la quale, invero, esiste già: RuNet. Questa rete è già operativa dal 2019 e nel corso di questi ultimi anni Mosca ha effettuato due “stress test”, staccando internet ai propri cittadini per verificare le capacità dell’intranet governativa di erogare servizi essenziali e non: tra questi, garantire l’accesso a VK, social media molto utilizzato in Russia. RuNet è nata, stando alle dichiarazioni del governo russo, innanzitutto come strumento di difesa di fronte a possibili cyber attacchi rivolti contro la Russia. RuNet sarebbe potuta essere la reazione draconiana alla campagna condotta da diversi gruppi hacker, con in testa Anonymous, contrari all’intervento in Ucraina e, perciò, impegnati a sabotare la Russia.

Comprensibilmente lo scenario di un intranet totalmente gestito dal governo russo porterebbe a un controllo molto serrato sulle informazioni, con livelli di censura paragonabili a quelli dei più severi regimi mondiali. RuNet potrebbe quindi essere l’obiettivo per coronare il sogno autocratico di un’informazione del tutto in mano al governo. Tuttavia, è stato stimato che nemmeno la Russia può permettersi di staccarsi dal web e garantire un livello di servizi minimamente equiparabile senza aver prima sviluppato un’adeguata architettura IT interna. In altre parole, RuNet al posto di Internet sembra più una possibilità relegata al dominio dei più turpi sogni di controllo sociale su larga scala.

Ciò nonostante, esistono ulteriori modalità, meno drastiche ma non per questo meno efficaci, con le quali Mosca può garantirsi un sempre più capillare controllo sulle vite online dei propri cittadini. Tra queste ci sarebbe la possibilità di seguire l’esempio dell’alleato cinese e la sua “grande muraglia firewall”. Mosca non si staccherebbe dunque del tutto da internet, ma prenderebbe accesso ai gateway principali imponendo a tutti gli operatori non russi che volessero operare in patria di allinearsi alle linee guida governative. Al contempo il mercato interno russo, esattamente come in Cina, offrirebbe ai propri consumatori tutta un serie di servizi “surrogati” rispetto a quelli internazionali, un fenomeno che da qualche anno sta già interessando la Russia, basti pensare all’utilizzo massiccio a livello locale del motore di ricerca Yandex al posto di Google.

Tale scenario ha il nome di “splinternet”, ossia un internet comunque globale ma, di fatto, balcanizzato tra vari sistemi poco comunicanti tra loro sulla base di specifiche agende politiche. Allo stato attuale, se non altro nel breve termine, potrebbe essere questa la strada che Mosca sceglierà nell’amministrazione della “propria” Internet, in quanto, a differenza dello stacco totale da Internet, non richiede la costruzione di un’intera infrastruttura IT del tutto autonoma a livello nazionale.

Resta, d’altra parte, il rischio che con l’avvento dello splinternet la rete per come la conosciamo oggi scompaia del tutto e, secondo il ricercatore del Mit, James Ball, se la Russia adottasse tale strategia questo processo di balcanizzazione rischierebbe di essere “irreversibile”.

Infine, esisterebbe una terza opzione: consentire al popolo russo di utilizzare internet a livello internazionale, fruendo di ogni servizio, attraverso il ricorso a Vpn e soluzioni simili. In questo caso il modello di riferimento sarebbe l’Iran, con parecchi divieti “formali” ma con più di un occhio chiuso nei confronti di tutti coloro in grado di bypassare i controlli interni e riaffacciarsi nel pieno della rete globale. Questo scenario, oltretutto, potrebbe venir favorito da Mosca in quanto mezzo di “guerra ibrida” condotta autonomamente da parte dei suoi cittadini ai danni dello spazio digitale globale e, soprattutto, dei servizi occidentali.

Quale che sia la scelta della governo, resta innegabile che le conseguenze potrebbero mutare radicalmente il mondo digitale per come lo conosciamo oggi e che il World Wide Web potrebbe diventare molto meno “mondiale” e ben più “controllato” di come inizialmente ideato ormai decenni fa. Con l’aumento dell’importanza strategica dello spazio digitale, aumenta al contempo la necessità di renderlo sempre più politico ed espressione d’interessi contrapposti. Non a caso, mentre Mosca medita sul da farsi, l’Ucraina ha formalmente chiesto la rimozione del dominio “.ru” all’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers). Richiesta ad oggi respinta. Resta, tuttavia, solo una questione di tempo prima di assistere a casi così clamorosi di sfilacciatura della rete globale.

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