“L’incontro con Giuseppe Conte di ieri? Chiedeva un allungamento dell’obiettivo al 2030, ma io ho detto ‘no si fa quel che ha deciso il ministro Guerini’, che ha proposto e deciso che la data fosse il 2028. Poi è uscito un comunicato che diceva che quella era proprio la richiesta di coloro che volevano ridurre le spese militari, quindi non c’è disaccordo“. Così durante un incontro con la stampa estera, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha parlato della riunione con il leader M5s per discutere dell’aumento delle spese militari al 2% del Pil, sottolineando di essere “soddisfatto” di essere arrivati a “un accordo”. Una data, quella del 2028, che il Movimento 5 stelle ha subito visto come un “passo verso la linea di Conte” ma che per il presidente del Consiglio, appunto, è da attribuire a una decisione dello stesso ministro della Difesa. Se si guarda a quanto fatto filtrare da Palazzo Chigi subito dopo l’incontro con Conte del 29 marzo, però, almeno fino martedì la data del 2024 per raggiungere il 2% del Pil per le spese militari, sembrava ancora l’obiettivo del governo. E non era stato fatto alcun accenno al 2028.

“Il governo intende rispettare e ribadire con decisione gli impegni Nato sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil”, sono le parole attribuite al premier, con la specifica che gli impegni assunti “non possono essere messi in discussione” in un momento così delicato con la guerra in Europa. Se ciò avvenisse, verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza, si legge ancora nel commento filtrato da Palazzo Chigi, che ribadisce anche i piani concordati nel 2014 e seguiti dai vari governi che si sono succeduti: prevedono entro il 2024 un continuo progressivo aumento degli investimenti.

Parlando poi del Documento di economia e finanza, Draghi, nella conferenza stampa con i giornalisti esteri, ha sottolineato che “non è previsto che ci sia nessuna indicazione specifica di spese militari o di altre spese. Il Def è un documento complessivo”. Sul consenso in merito alle spese per la difesa all’interno della maggioranza, il premier ha poi ripetuto: “A oggi direi che non c’è nessun problema, l’impegno dell’Italia a spendere il 2% del Pil per investimenti nella difesa è stato preso nel 2014 ed è stato ribadito da tutti i governi”.

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