Martedì 29 marzo si è tenuta una nuova udienza del processo in Corte d’Assise a Benno Neumair, il trentunenne di Bolzano che nel pomeriggio del 4 gennaio 2021 ha ucciso entrambi i genitori e poche ore più tardi si è sbarazzato dei loro corpi gettandoli nel fiume Adige. Dalla perizia psichiatrica svolta in fase di indagine, Benno risulterebbe seminfermo di mente nel momento in cui ha assassinato il padre Peter perché, secondo la confessione dello stesso, l’efferato gesto sarebbe scaturito da un litigio con il genitore che, rincasando dopo le 16, lo avrebbe trovato addormentato e gli avrebbe bruscamente rinfacciato per l’ennesima volta di sprecare le sue giornate in modo pigro e infruttuoso.

Per i periti del gip, il disturbo narcisistico e antisociale del trentunenne avrebbe costituito il detonatore che ha portato all’aggressione del padre ma, proprio durante l’ultima udienza, i carabinieri che hanno condotto l’indagine hanno smentito la versione di Benno ricostruendo minuziosamente il comportamento dell’omicida in quei fatidici momenti. Dalle perizie informatiche risulterebbe che Benno, di professione insegnante, il pomeriggio del 4 gennaio 2021 tra le 16.08 e le 16.40 fosse assolutamente sveglio, tanto da essersi collegato con una piattaforma on line della Provincia per seguire un corso di aggiornamento sulla sicurezza sul lavoro e aver completato parecchie sezioni del corso.

Di conseguenza, se risultasse falso che Benno stava riposando a letto in un orario compatibile con quello dell’omicidio di Peter, risulterebbe molto difficile per la difesa dimostrare che si è trattato di un delitto d’impeto in un frangente in cui sarebbe prevalsa la seminfermità mentale. A ciò si aggiungono i numerosi tentativi di depistaggio messi in atto da Benno, come dimostrano alcuni stralci dell’udienza mandata in onda dalla trasmissione Mattino Cinque.

Il capitano dei carabinieri nella sua deposizione ha raccontato che Benno fornì agli inquirenti su loro richiesta alcuni indumenti, tra cui scarpe da trekking, ciabatte e stivaletti, per facilitare le ricerche con l’ausilio dei cani molecolari, ma in breve tempo fu appurato che questi oggetti non appartenevano ai genitori, bensì allo stesso Benno e alla sorella Madè, ovviamente inconsapevole che il fratello li stesse usando per portare fuori strada le indagini e confondere l’attività dell’unità cinofila.

Dirimente, al fine di comprendere se l’assassinio sia stato lucidamente premeditato non solo per l’uccisione della madre Laura ma anche per quella del padre Peter, è stata anche la deposizione di due delle donne che Benno frequentava e che, probabilmente infatuate e manipolate dall’indubbia capacità affabulatoria del giovane, non si sono immediatamente rese conto della sua implicazione nella scomparsa dei genitori ma, in seguito, hanno attivamente collaborato con gli inquirenti e rientrano nella lunga lista di testimoni chiamati a processo. Colpiscono in particolare i messaggi audio di Whatsapp che Benno mandò a Martina, negli istanti immediatamente successivi alla morte di Peter e Laura, vocali in cui Benno scherza e ride dicendo alla donna che non era riuscito a mettersi in contatto con i genitori, che si accingeva a farsi la doccia per andare a passare la serata da lei e che l’avrebbe raggiunta più tardi ritagliandosi in realtà il tempo necessario per andare a gettare i corpi senza vita del padre e della madre nell’Adige.

Altrettanto agghiacciante il racconto in aula di Jasmine che testimonia la preoccupazione di Benno riguardo alle eventuali domande che gli inquirenti avrebbero potuto rivolgere alla donna sulla notevole quantità di acqua ossigenata comprata in un negozio. Benno, dicendo a Jasmine che quel prodotto gli serviva per ripulire le tracce di vomito del suo cane, si era fatto aiutare dalla stessa nell’opera di acquisto di una tanica di perossido di idrogeno e poi di meticolosa detersione del pavimento sul quale, in realtà, erano ancora presenti i segni dell’orrendo delitto. Tutti elementi che porterebbero a supporre la piena capacità di intendere e volere di Benno per entrambi gli omicidi e che probabilmente metteranno in seria difficoltà il lavoro della difesa, ostinatamente orientata a dimostrare la non imputabilità del parenticida.

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