Lo scorso 4 marzo è cominciato il processo a carico di Benno Neumair, il trentunenne reo confesso dell’omicidio di entrambi i genitori avvenuto il 4 gennaio del 2021 nella loro abitazione di Bolzano. L’efferato delitto aveva tenuto tutta l’Italia con il fiato sospeso perché, dopo Pietro Maso e Ferdinando Carretta, Doretta Graneris ed Erika De Nardo, la vicenda del figlio che stermina il padre e la madre gettando la sera stessa i loro cadaveri nell’Adige provocò nell’opinione pubblica sentimenti di sgomento e incredulità, di profonda pietà verso le vittime che molto probabilmente si erano rese conto di morire per mano di colui che avevano generato e di grande orrore nei confronti del carnefice, mostratosi sin da subito glaciale e privo di empatia con i giornalisti che gli chiedevano conto della scomparsa dei genitori.

Il corpo della povera Laura Perselli, madre di Benno, fu rinvenuto il 6 febbraio 2021 nella località Laghetti di Egna, mentre per ritrovare Peter Neumair, il padre, si dovette aspettare fino al 27 aprile quando un passante lo avvistò per caso dopo settimane di incessanti ricerche da parte dei sommozzatori. Benno confessò di essere l’autore del duplice omicidio a metà febbraio 2021 anche se la Procura lo rese noto soltanto l’8 marzo dello stesso anno e la dinamica dei fatti ricostruita nella fase delle indagini è ormai nota a tutti. Ciò che si dovrà accertare nel processo sarà l’imputabilità del trentunenne dato che, secondo la perizia psichiatrica svolta in fase di indagine, Benno sarebbe stato seminfermo di mente nell’atto di uccidere il padre, con cui avrebbe avuto un litigio che funse da detonatore rispetto al suo disturbo narcisistico e antisociale della personalità.

Sempre secondo la stessa perizia invece Benno sarebbe stato pienamente capace di intendere e di volere durante l’omicidio della madre perché il secondo delitto fu compiuto per togliere di mezzo una testimone scomoda che, rincasando, avrebbe necessariamente scoperto tutto. I consulenti delle parti civili costituite dalla sorella di Benno, Madè, e dagli zii non concordano con le conclusioni dei periti nominati dal gip e ritengono che il giovane che rischia l’ergastolo sia da considerarsi nel pieno delle proprie facoltà mentali anche in relazione alla barbara uccisione del padre. A corroborare la tesi delle parti civili ci sono gli atti dell’indagine che non contengono alcun riscontro oggettivo sul litigio fra Peter e il figlio, circostanza raccontata dal solo Benno forse al fine di fornire una versione di comodo.

E’ altresì utile ricordare il comportamento del giovane nell’immediatezza dei fatti per esprimere quantomeno il dubbio che il suo operato, come sostengono i consulenti della sorella e di altri parenti, tradisca una lucidità e una pianificazione difficilmente compatibili con un quadro di parziale incapacità di intendere e volere alla quale gli avvocati della difesa starebbero puntando per ottenere una pena meno severa. Dopo aver gettato nel fiume i corpi senza vita dei propri genitori, Benno andò a cena da un’amica forse per costituirsi un alibi, le fece lavare in lavatrice a quaranta gradi i vestiti che indossava e passò la notte nella sua abitazione.

Nelle ore successive, prima di essere fermato dai carabinieri che lo stavano pedinando, il giovane tentò di far lavare e pulire in un autolavaggio la Volvo dei genitori sulla quale furono rinvenute tracce ematiche e acquistò una bottiglia di acqua ossigenata da 800 cl chiedendo al rivenditore se la soluzione fosse in grado di rimuovere macchie di vario tipo, comprese quelle di sangue.

Se a ciò aggiungiamo il distacco e la razionalità con cui Benno rispose alla sorella, preoccupata del fatto che i genitori non rispondessero più al telefono minimizzando e, in seguito, ipotizzando un inconveniente occorso alla coppia durante una passeggiata in montagna, si capisce come l’ipotesi di un soggetto affetto da una grave forma di infermità mentale sia alquanto stridente con questi fatti.

Le prossime udienze del processo nel quale verranno ascoltati un centinaio di testimoni fra quelli della Procura, delle parti civili e della difesa sono fissate al 18 e 29 marzo e al 5 aprile e la richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa è stata respinta dalla Corte, perché opzione non compatibile con i reati che prevedono l’ergastolo. Madè è convinta del fatto che il fratello non si sia mai pentito dell’orrendo delitto e che abbia ucciso entrambi i genitori non perché malato, ma per cercare una via d’uscita al proprio fallimento esistenziale.

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