Seimila. In Italia, secondo l’Istat, sono seimila i borghi abbandonati, contando anche stazzi e alpeggi. Sparsi da nord a sud della nostra penisola. Luoghi dimenticati, con un’ identità locale di valore inestimabile. Un’immensa ricchezza culturale, ma potenzialmente anche economica, lasciata all’abbandono. Oltre a calamità naturali, terremoti e frane, il motivo è l’esodo della popolazione che a seguito del boom economico del secondo dopoguerra ha abbandonato il paese di origine alla ricerca di lavoro e benessere in città. Dall’altra parte, quante persone oggi desiderano un cambiamento? Un cambiamento che passa anche attraverso il ritorno alla terra, alla lentezza, alla socialità e ai saperi del passato?

Il 28 febbraio ho pubblicato un video sul mio canale YouTube di un ecovillaggio in cerca di persone. Sotto il video c’è un form, una sorta di questionario da compilare per chi vuole trasferirsi lì. Ad oggi, 9 marzo, ci sono 570 risposte. Famiglie, anziani, giovani, disoccupati, manager, impiegati da nord a sud che vogliono cambiare vita. Certo, non tutti saranno pronti al trasferimento, ma cinque anni fa quante persone avrebbero espresso il desiderio di trasferirsi in un ecovillaggio?

Chi ha avuto il coraggio di fare questo salto, lasciando tutto per andare in un borgo abbandonato, è Antonio con la compagna Roberta e il loro bambino Martino. Antonio si laurea e trova un lavoro stabile presso una grande società nel settore amministrativo. All’età di 30 anni diventa padre. Aveva il posto fisso ma era molto stressato. Era arrivato al punto di pagare qualcuno che potesse crescere suo figlio mentre passava le giornate in ufficio.

Insoddisfatto della sua vita, inizia a cercare e pensare a delle alternative. Legge del ritorno dei giovani alla terra e da qui una scintilla: ”E se lasciassi la città e insieme alla mia famiglia andassi a vivere nel mio amato borgo di Zerni. Il mio luogo di infanzia, dove i miei nonni avevano una casa e coltivavano la terra?” Zerni si trova nell’entroterra ligure, nel comune di Badalucco (IM) a circa 800 metri di altezza ed è, anzi era, uno dei seimila borghi abbandonati, fantasma.

Il primo anno si è trasferito solo Antonio per iniziare a fare i lavori e predisporre il loro trasferimento. Ma nel febbraio del 2020, a causa del Covid, il processo ha avuto accelerata repentina e hanno deciso di spostarsi tutti e tre in maniera definitiva a Zerni. Inizia così la nuova vita. Ormai sono un anno che si sono trasferiti li. Antonio, Roberta e Martino stanno riattivando i terrazzamenti agricoli e procedendo con la ristrutturazione di alcuni immobili per offrire anche ospitalità a cui vuole passare dei momenti, dei giorni, delle settimane di silenzio, di lentezza, di benessere.

Questo il video completo con la loro storia.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Dopo il Covid, la guerra. Ma non tollero che si facciano paragoni tra le due cose

next
Articolo Successivo

“Ripercorro le orme di mio padre, prigioniero durante il nazismo, grazie al suo diario di prigionia. Così è nato il mio viaggio della pace”

next