Togliere un alleato a Vladimir Putin e sostituire il petrolio russo: sono le due chiavi di lettura della visita di alti funzionari del governo degli Stati Uniti a Caracas, per incontrare rappresentanti del governo del presidente Nicolas Maduro. A solo tre anni dalla decisione di interrompere le relazioni diplomatiche, con la chiusura dell’ambasciata, Washington riallaccia i rapporti con il Venezuela, paese tradizionalmente vicino alla Russia. È stato il New York Times ad anticipare la notizia della visita, spiegando anche quali siano gli interessi dell’amministrazione Biden: “Separare la Russia dai suoi restanti alleati internazionali” e trovare “un potenziale sostituto” se dovesse diventare realtà lo stop alle esportazioni di petrolio da Mosca.

Con l’invasione russa dell’Ucraina che non accenna a fermarsi, gli Stati Uniti sembrano disporti a trasformare un Paese nemico in un nuovo alleato. Della delegazione farebbero parte alti funzionari del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca e la durate della visita non è nota, ma fonti al Nyt hanno chiarito che si tratta di una delle visite di più alto livello degli ultimi anni nel paese latinoamericano. A dimostrazione di quanto sia delicata la partita per Washington. Che nel frattempo ha ricevuto i primi segnali di apertura dallo stesso Maduro, che nei giorni scorsi ha dichiarato la sua disponibilità a riavviare il commercio di petrolio con gli Stati Uniti: “Qui giace il petrolio del Venezuela, che è disponibile per chiunque voglia produrlo e acquistarlo, che si tratti di un investitore proveniente dall’Asia, dall’Europa o dagli Stati Uniti”, ha dichiarato giovedì il presidente venezuelano.

Nel 2019 gli Usa accusarono Maduro di brogli elettorali e l’allora presidente Donald Trump cercò di rovesciare il governo: il leader dell’opposizione, Juan Guaidó, fu riconosciuto da Washington come legittimo presidente. Soprattutto, arrivarono le sanzioni sulle esportazioni di petrolio venezuelano. Tre anni dopo l’amministrazione Biden è disposta a dimenticare e cancellare tutto con un colpo di spugna. Per Caracas l’export del greggio continua a essere determinante, anche grazie all’aiuto ricevuto da Mosca. La guerra di Putin in Ucraina però ha ribalto ogni prospettiva per Washinton.

Spiega il New York Times: da una parte gli Stati Uniti vogliono isolare Putin a livello internazionale, sfruttando l’opportunità di una guerra che potrebbe indurre i Paesi dell’America Latina a vedere nella Russia un alleato ormai indebolito. L’altro piano strategico è quello economico: mentre l’Occidente discute sulla possibilità di sanzionare le esportazioni russe di petrolio, Washington cerca un nuovo alleato dal quale poter acquistare il greggio. Così, sottolinea ancora il quotidiano americano, la guerra in Ucraina potrebbe diventare per gli Stati Uniti l’occasione per ridefinire a suo vantaggio gli equilibri del Sud America. Alla risoluzione Onu di condanna dell’invasione russa nessuno dei Paesi latinoamericana ha votato con Mosca, mentre Bolivia, Nicaragua, El Salvador e Cuba si sono astenuti.

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