Gli Stati Uniti e i paesi europei stanno discutendo attivamente la possibilità di vietare le importazioni di petrolio russo in modo coordinato. Lo ha affermato poco fa il segretario di Stato statunitense Antony Blinken parlando all’emittente televisiva Nbc. La mossa segnerebbe una svolta da parte della Casa Bianca, che aveva respinto le richieste bipartisan di vietare le importazioni di petrolio russo, affermando che un embargo limiterebbe l’offerta globale e aumenterebbe i prezzi per i consumatori. L’idea di Washington è quella di bloccare gli acquisti dalla Russia “mantenendo allo stesso tempo una fornitura globale costante di petrolio”.

Bruxelles e Berlino lavorano “insieme sulla situazione umanitaria, iniziative diplomatiche, sanzioni e sicurezza energetica” ha scritto nel frattempo su Twitter la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al termine del suo colloquio a Berlino con il cancelliere tedesco Olaf Scholz sulla guerra in Ucraina. “Il vertice informale di Versailles” il 10 e 11 marzo “invierà importanti segnali di unità e forza da parte dell’Ue”, aggiunge.

Sinora la generica voce “energia” è stata esentata dalle sanzioni. Una scelta che consente a operatori del settore di acquistare greggio russo sotto costo, poiché i produttori ne temono il blocco, e di rivenderlo sui mercati europei mentre le quotazioni volano alle stelle. Venerdì il brent, petrolio di riferimento per il mercato europeo, ha chiuso a 118 dollari al barile con un rialzo di quasi il 7% rispetto al giorno prima. La Russia è il terzo produttore al mondo di greggio dopo Arabia Saudita e Stati Uniti. Ogni giorno esporta circa 5milioni di barili su un consumo globale prossimo ai 100milioni di barili. Il paese ospita la sesta riserva di petrolio più estese al mondo stimata in 107 miliardi di barili. Le esportazioni di idrocarburi fruttano a Mosca 490 miliardi di dollari l’anno. Mike Muller, responsabile per l’Asia di Vitol, uno dei principali trader al mondo di petrolio, si attende ulteriori rialzi nelle quotazioni. “Avremo molte oscillazioni e colpi di scena nei prossimi giorni, credo che il mercato abbia già in buona parte prezzato le difficoltà di comprare petrolio russo da parte dei paesi occidentali ma non nella loro totalità”, ha affermato. La situazione è resa se possibile ancora più complicata dal calo della produzione della Libia, scesa sotto il milione di barili al giorno dopo che le milizie hanno bloccato il campo di Sharara, il più importante del paese.

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