Mascherina sì, mascherina no. Perlopiù in zona di guerra. Uno dei momenti televisivi più chiacchierati sui social nelle lunghe dirette della guerra in Ucraina avviene durante uno dei collegamenti a Tagadà su La7. L’inviata sul campo proprio al confine nord ovest, dove si stanno ammassando i profughi in fuga dal teatro degli scontri tra russi e ucraini, sta riportando alcune notizie in diretta quando la conduttrice Tiziana Panella la interrompe per redarguirla. Motivo? Non sta indossando la mascherina. “Voglio dirti una cosa. Ti conosco e so che sei lì ora, ma c’è ancora la pandemia quindi ti prego di mettere la mascherina”. L’inviata rintuzza come può, risponde dicendo che Panella ha ragione, ma l’evidente paradosso salta all’occhio e si trasforma nel solito stadio social.

Possibile che di fronte ad immagini di guerra con bombe, granate, carri armati, pallottole che fischiano a pochi chilometri di distanza, ci sia ancora da redarguire una persona giovane e sana per non aver indossato una mascherina? A questo punto volano post e tweet di dileggio. “Per quanto possa avere ragione Panella per il mancato uso della mascherina dentro la stazione dei treni, la strigliata in diretta se la poteva risparmiare visto che sei in zona di guerra e se ti cade un missile in testa con o senza mascherina è un problema lo stesso”, dice uno. “Mi riferisco ad oggi 28 febbraio, brava Tiziana a far notare all’inviata di indossare la mascherina, e anche tutti i profughi ammassati in stazione in attesa di partenza”, dice un altro. Insomma la guerra delle… mascherine continua anche sotto le bombe.

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