Il Signore Oscuro di Mosca manda a morire migliaia di soldati per uccidere migliaia di ucraini (anche bambini? “C’est la guerre, mon bonhomme!”). Già che c’è, demolisce quel che capita a tiro. Ah, questi ucraini: credevano di farla franca? Il benessere, la libertà, l’Europa… Non si arrendono? Fanno le sanzioni economiche? Putin minaccia la guerra nucleare per la seconda volta in 15 giorni. È una fissazione! Allora è veramente pericoloso!

Le motivazioni di Putin

Ne ha offerte tre, false:

1. “de-nazificare” l’Ucraina;

2. fermare “il genocidio” nel Donbass;

3. impedire l’allargamento della Nato.

Poi una sera, forse complice la vodka o la musica di Čajkovskij, ha avuto un impeto, si è commosso, gli è scappata la verità: “Ma perché, perché, io vi domando, abbiamo rinunciato all’impero russo? Perché siamo stati tanto generosi da concedere l’indipendenza a queste Repubbliche?… L’Ucraina non esiste!”. Insomma, è roba sua. Nato o non Nato. Non solo l’Ucraina.

I tre falsi pretesti sono come sempre costruiti su mezze verità, o su verità usate strumentalmente. Ma il Presidente Zelensky è ebreo: eletto, ringraziò “quelli che combatterono il nazismo, e vinsero”. Nel Donbass fu l’Ucraina a chiedere la presenza di osservatori imparziali dell’Osce. Quanto alla Nato, la domanda di adesione dell’Ucraina è ferma dal 2008, per motivi di opportunità. Ma Putin chiede anche il ritiro della Nato da tutti i Paesi dell’Est. Altrimenti, come può ricostruire il suo impero?

Il meglio dell’umanità

Gli ideali degli ucraini che combattono, l’eroismo, la vecchia che affronta a viso aperto il soldato russo (“che ci fai qui?!”), la solidarietà equilibrata di tutto il mondo, il “no” secco e infastidito del Kazakistan alla richiesta russa di inviare truppe contro l’Ucraina, i (pochi) deputati della Duma che votano contro la guerra, i soldati russi svogliati, le manifestazioni dei giovani russi e bielorussi in quasi tutte le città in difesa degli ucraini, l’abbraccio delle due cantanti d’opera – russa e ucraina – al San Carlo di Napoli, il direttore d’orchestra russo che a Milano dirige l’inno nazionale ucraino, gli sportivi russi che parlano contro la guerra. Questi russi stanno preparando il futuro del loro Paese.

Il ridicolo

Putin voleva tornare al 1967, si è trovato in un mondo pieno di telefonini, dove tutti vedono tutto e alla fine capiscono. Ha trovato una Cia e un Presidente americano finalmente onesti e veritieri, che hanno avvertito il mondo di quanto stava per succedere; la Russia ha negato, negato… fino a perdere la faccia. Un mondo dove i giovani dei diversi Paesi viaggiano, comunicano, si conoscono, si amano. Un mondo con i confini aperti, poco interessato alle conquiste territoriali, dove l’identità è sempre meno etnica, dove la voglia di vivere e i problemi quotidiani fanno premio sulle stupide guerre di una volta: oggi le guerre si combattono su internet, o sui mercati, o negli stadi.

Gli abitanti di Kiev nei primi giorni sotto le bombe, più seccati che spaventati, non capivano che gli fosse preso, allo zar di Mosca: “Non è pazzo, è malato nel cuore!”. Per primi hanno reso evidente il lato superato, ridicolo di Putin. E del suo esercito terribile e senza benzina: “Volete un traino fino in Russia?”, domanda un automobilista. Pochi giorni fa ci si chiedeva: “Quanto giorni resisteranno gli ucraini?”. Oggi mi chiedo: “Quanti giorni sopravvivrà Putin?”.

In Russia, dagli studenti all’élite di regime, tutti ormai cominciano a rendersi conto dei danni gravissimi che sta infliggendo al loro Paese. Persino Lukashenko, il compagno di merende bielorusso, sta cambiando tono. La minaccia nucleare al mondo può essere la goccia che farà traboccare il vaso.

È vero, una armata lunga 5 km sta convergendo su Kiev; alla lunga, l’esercito russo è destinato a prevalere. E il rischio atomico, laddove c’è “un uomo solo al comando”, è reale. Allo stesso tempo, avviando un negoziato a Gomel, anche se solo per farsi beffe degli ucraini, Putin di fatto si crea una via di fuga dalla guerra. Una di queste due soluzioni – coventrizzare Kiev o fare pace – potrebbe ancora salvarlo. Con i suoi corifei europei, anti-americani e “de sinistra”, che rilanciano sui social, Putin potrebbe rispolverare il tema dell’allargamento della Nato per rivendicarne lo stop negli accordi di pace, e cantare vittoria.

In questo caso, sopravvivrebbe ancora un po’ e il cancro della pressione imperialista russa non verrebbe estirpato. L’Ucraina neutrale continuerebbe a sognare l’Europa, e l’instabilità regnerebbe ad est. Può essere. Ma ho l’impressione che, invece, una antica profezia sessantottina stia per realizzarsi: una risata vi seppellirà!

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