Marta è una madre single. Si occupa da sola dei suoi due figli. Con l’assegno unico, a partire da marzo, vedrà inevitabilmente calare il denaro nelle sue tasche. Il motivo? Non certo perché ha immobili o polizze che le fanno lievitare l’Isee, ma piuttosto perché d’ora in poi anche il suo ex potrà chiedere metà assegno. Così i soldi saranno equamente divisi fra i due genitori, “ma non l’impegno e lo sforzo economico per accudire i figli”, lamenta lei, ricordando che spesso e volentieri in Italia sono le donne a farsi carico della prole. Sergio, invece, coniugato, monoreddito con Isee da 15mila euro, perderà oltre tremila euro l’anno di detrazioni per le famiglie numerose. Poco importa che un figlio 21enne sia ancora all’università e in buona parte sulle spalle dei genitori. L’assegno unico sarà inferiore a quello per il nucleo familiare anche per Franca e Paolo: da marzo, per definire l’importo spettante verranno presi in considerazione i redditi di entrambi, benché divorziati. Sono alcune delle storie che ilfattoquotidiano.it ha raccolto per testimoniare il cambiamento in atto per l’effetto combinato della scomparsa delle detrazioni per i figli a carico, l’addio degli assegni al nucleo familiare e l’arrivo dell’assegno unico ai figli che diventerà operativo il primo marzo per 22,4 milioni di lavoratori dipendenti. Solo per chi lo chiederà con l’accredito direttamente sul conto corrente. Non più quindi attraverso il datore di lavoro, come è accaduto finora per le detrazioni.

E’ presto per fare un primo bilancio di questa transizione che manderà in pensione anche tutta una serie di misure per la famiglia come il premio alla nascita o all’adozione, l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, gli assegni familiari ai nuclei con figli e orfanili, l’assegno di natalità e le detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni. “Bisognerà attendere fine mese per vedere il peso del cambiamento in busta paga – spiega Sandro Gallittu, responsabile welfare della Cgil – Solo in quel momento si potrà valutare effettivamente l’impatto congiunto di detrazioni e assegno unico per le tasche degli italiani”.

Intanto meglio procedere alla registrazione sul sito dell’ Inps (INPS – Dettaglio Prestazione: Assegno unico e universale per i figli a carico) entro il 28 febbraio. Anche in assenza di attestazione Isee. A patto di avere a disposizione identità digitale (Spid), carta d’identità elettronica (Cie) oppure Carta nazionale dei servizi (Cns). In alternativa si può anche chiamare il numero verde 803.164, gratuito da telefono fisso; il numero 06 164.164 da rete mobile, con la tariffa applicata dal gestore telefonico oppure affidarsi ai patronati. In questo modo, l’assegno scatterà da marzo compensando in parte il venir meno delle detrazioni. “Chi presenterà la domanda entro giugno poi riceverà anche il pregresso. Da luglio invece si partirà da zero – puntualizza Paola Mancini, ricercatrice della Fondazione consulenti del lavoro – Il consiglio è quindi di inoltrare il prima possibile la domanda almeno per avere accesso alla quota base dei 50 euro a figlio. Anche in assenza di Isee”.

Finora, secondo i dati Inps, gli italiani non sono ancora pronti ad affrontare il cambiamento: al 22 febbraio sono state presentate solo 2.280.705 domande di assegno unico per un totale di 3.801.040 figli, contro 7,5 milioni di nuclei familiari interessati. E questo anche a dispetto della campagna pubblicitaria promossa dall’Inps via radio, video, web e social media per fornire informazioni ai contribuenti. Per questo l’ente previdenziale ha sviluppato un sito ad hoc (www.assegnounicoitalia.it) con tutte le informazioni del caso.

Intanto, in questa fase, i Caf sono letteralmente presi d’assalto per ottenere le attestazioni Isee. Il documento si può anche avere in automatico attraverso l’Inps. Ma, in caso di errore, si rischia una sanzione per certificazione infedele in atto pubblico. Intanto, proprio agli sportelli dei Caf, stanno emergendo le diverse criticità, di cui sono un esempio le testimonianze raccolte dal fattoquotidiano.it. “Ogni giorno affrontiamo casi diversi. Le situazioni più disparate. Soprattutto in presenza di genitori separati. Finora, ad esempio, l’assegno al nucleo familiare spettava al genitore convivente – spiega Francesca Luzi, responsabile Caf della Cub – Con l’assegno unico andrà invece diviso fra i due genitori. L’unica eccezione ci può essere forse nel caso di sentenza di affido esclusivo che è abbastanza rara”. Se è vero quindi che a fine marzo quindi gli italiani avranno ben chiaro cosa accadrà alla loro busta paga, lo è altrettanto che ci vorrà almeno un anno per assestare il nuovo meccanismo. Senza escludere qualche aggiustamento in corso d’opera per sistemare possibili distorsioni che il legislatore non ha intravisto nel momento della definizione delle nuove regole per il welfare delle famiglie italiane.

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