La forza di una catena dipende dal suo anello più debole e secondo il Wall Street Journal questo anello è l’Italia. Il quotidiano della finanza statunitense punta l’indice contro Mario Draghi e palazzo Chigi parlando delle crepe nella determinazione occidentale di agire nei confronti della Russia. La valutazione è contenuta in un commento dell’Editorial Board, che stabilisce la linea “ufficiale” del quotidiano. “L’Italia esita su sanzioni dure nel momento sbagliato”, osserva il board editoriale del quotidiano, notando come l’Italia importa il 90% del suo gas ed è uno dei maggiori clienti europei della Russia. Mario Draghi “non vuole che la sua eredità di premier di unità nazionale sia macchiata da una crisi energetica, ma consentire l’imperialismo russo sarebbe una macchia ancora maggiore”, osserva il giornale.

Il presidente del Consiglio si è recentemente espresso con cautela sull’ipotesi di varare sanzioni contro Mosca nel campo delle forniture energetiche. Ipotesi da cui gli Stati Uniti avrebbero invece tutto da guadagnare anche assicurando parte delle forniture compensative via nave. Anche Francia, Germania e Spagna sposano per ora una linea relativamente morbida. Tuttavia oggi Berlino ha annunciato la sospensione del gasdotto Nord Stream 2, mai entrato in funzione, che collega le coste russe a quelle tedesche con una capacità di 55 miliardi di metri cubi l’anno. Una mossa che sposta verso l’alto l’asticella che si suppone dovrebbero sottoscrivere anche gli altri paesi Ue.

“L’energia non è l’unica preoccupazione e Roma non è l’unica capitale che potrebbe vacillare sulle sanzioni. La riluttanza della Germania è nota, e l’anche l’Ungheria ha paura”, aggiunge il Wall Street Journal osservando come “anche per vertice” fra Joe Biden e Vladimir Putin il presidente russo “è in controllo degli eventi”. L’opinione del board editoriale si chiude con un avvertimento: “Se il massacro dovesse avvenire, le elite europee e americane dovrebbero riflettere su come, ancora una volta, si sono rese ostaggio di un dittatore“.

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