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Domani: “La Finanza andò a casa di Conte e nello studio di Alpa per acquisire documenti sulle consulenze per il gruppo Acqua Marcia”

Il fascicolo, per ora senza indagati, è in mano alla pm di Roma Maria Sabina Calabretta. Il filone parte dalle dichiarazioni di Pietro Amara, ora in carcere per corruzione in atti giudiziari, che aveva sostenuto di aver consigliato Alpa e Conte a un manager del gruppo "per ottenere l'omologazione del concordato". La procura di Perugia non ha trovato conferma all'ipotesi che qualche giudice della capitale avesse commesso illeciti
Domani: “La Finanza andò a casa di Conte e nello studio di Alpa per acquisire documenti sulle consulenze per il gruppo Acqua Marcia”
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La Guardia di Finanza alcune settimane fa su ordine della Procura di Roma ha acquisito documenti a casa di Giuseppe Conte, nell’ambito del fascicolo di indagine partito dalle dichiarazioni di Pietro Amara sull’incarico di consulenza da 400mila euro ottenuto dall’ex premier, nelle vesti di avvocato, nell’ambito del concordato del gruppo Acqua Marcia. Secondo il quotidiano Domani, che dà la notizia, i finanzieri sono andati anche nello studio di Guido Alpa, mentore di Conte, il quale a sua volta ebbe un incarico di valore simile per lavorare alla ristrutturazione del debito della società immobiliare che faceva capo a Francesco Bellavista Caltagirone. Acquisizioni anche negli uffici di Enrico Caratozzolo e Giuseppina Ivone, anch’essi titolari di incarichi. La pm romana Maria Sabina Calabretta dovrà ora verificare se se ci sono profili di illecito oppure le consulenze si sono svolte in maniera del tutto regolare, come sostengono i quattro, che comunque non sono indagati.

L’avvocato Amara, coinvolto in varie inchieste e ora in carcere per corruzione in atti giudiziari, nel 2019 aveva messo a verbale davanti ai magistrati di Milano di aver parlato su richiesta di Michele Vietti, già vicepresidente del Csm, con Fabrizio Centofanti, all’epoca era il responsabile delle relazioni istituzionali di Acqua Marcia suggerendogli, per ottenere l’omologa del concordato, di nominare come legali Guido Alpa e Giuseppe Conte”. Come scritto dal fatto la scorsa estate, gli accertamenti dei pm di Perugia hanno escluso l’eventuale coinvolgimento di magistrati. Sia Vietti sia Centofanti, non indagati, hanno smentito quanto detto da Amara. In un’intervista al Fatto del 12 maggio Conte aveva ribadito: “Non ho nulla a che fare con i loschi traffici del signor Amara, non l’ho mai conosciuto”. L’inchiesta, spiega Domani, è arrivata a Piazzale Clodio dopo che la procura di Perugia non ha trovato conferma all’ipotesi che qualche giudice della capitale avesse commesso illeciti, come lasciavano intendere le dichiarazioni di Amara, ma non ha voluto archiviare la pratica.

Alpa, secondo il quotidiano, ha fatturato alle società di Bellavista Caltagirone circa 400mila euro incassandone però poco più di 100mila. Conte non ha confermato di aver ottenuto tra 2012 e 2013 incarichi per 400mila euro ma ha detto che anche nel suo caso la cifra è stata incassata “solo in parte”.

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