Diverse donne, finalmente, sono candidate alla Presidenza della Repubblica; ma non sono tutte uguali. Secondo Repubblica, nella notte fra giovedì e venerdì, una avrebbe telefonato a molti parlamentari, con una richiesta: “Votatemi!”. Una grave caduta di stile, ovvio, ma qualcuna non sa resistere: troppo ghiotta l’occasione. Altre invece si tengono manifestamente alla larga dai politici, a scanso di equivoci; vanno in ufficio e s’impegnano in silenzio nel lavoro quotidiano. Non è solo furbizia. Mandano al Paese un messaggio demodé, culturalmente anti-Berlusconiano: “Non si briga per i ruoli apicali. Se chiamati, li si ricopre nell’esclusivo interesse della collettività”.

Guarda caso, i candidati che manovrano senza pudore per “arrivare” sono anche quelli che in passato hanno usato il denaro pubblico in maniera dubbia, hanno nominato i propri figli e parenti nei ruoli della pubblica amministrazione, hanno difeso le leggi ad personam, ecc. (basta googlare). Viceversa, chi ostenta distacco – chissà, magari poi non dorme la notte: Gollum!, ma – come minimo conserva uno stile che diffonde onestà, correttezza, impegno e spirito di servizio intorno a sé.

Non sappiamo se sia tutto oro quel che luccica. Non sappiamo soprattutto se le candidate e i candidati, al di là dell’etica, portino con sé anche una riflessione, profonda e ben centrata, sul declino italiano e su come un Presidente della Repubblica possa favorire un nuovo trend. (E lasciamo perdere le banalità semi-autoritarie). Si ha un bel dire che debba essere super partes, certo: ma il Presidente ha anche poteri “di indirizzo” non trascurabili, specie quando la politica è senza bussola. Serve un Presidente onesto, democratico, con buone relazioni, ma con le idee chiare e l’umiltà di ascoltare eccellenze, intellettuali, anche quelli emarginati dal potere a causa della loro visione alternativa.

Matteo Salvini per una volta si sta muovendo bene. Lo danno per sconfitto dopo la débàcle Casellati: in realtà sapeva fin dall’inizio dove andava a parare. Dovendo scegliere il Presidente tutti insieme, non essendo d’accordo su nulla, i partiti finiranno per eliminare le rispettive bandiere con i veti incrociati e i franchi tiratori, per poi scegliere chi non ha mai dato politicamente fastidio a nessuno, che super partes è stato/a sempre. Ieri infatti Lega, M5S e FdI stavano per eleggere una donna di qualità e senza tessere di partito: sono stati bloccati, senza un perché, da un Pd in confusione.

Quanto a Mario Draghi, rischia di uscirne malconcio, con il probabile fallimento della sua non troppo velata auto-candidatura. Con lui il governo. A questo punto ha bisogno almeno di un Presidente che gli copra le spalle. Sergio Mattarella. O magari una Presidente “amica”.

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Quirinale 2022, l’Europa ci guarda: così i parlamentari hanno perso quel po’ di credibilità

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