Un’acquisizione di verbali, una mancata audizione di un testimone e la rinuncia da parte della procura di Bari a cinque intercettazioni. È in sintesi la cronaca dell’udienza del processo in corso a Bari nel quale Silvio Berlusconi è imputato per induzione a mentire nei confronti dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini, condannato in via definitiva lo scorso ottobre per il reclutamento di escort da condurre in casa dell’ex premier.

Agli del processo sono state acquisite, su accordo di accusa e difesa, le dichiarazioni del ragioniere Giuseppe Spinelli, il contabile dell’ex presidente del Consiglio citato come testimone. Spinelli è colui che, stando alle dichiarazioni rese ai pm di Milano nel febbraio 2015, avrebbe consegnato 10mila euro a una delle donne chiamate a testimoniare nel processo barese sulle escort “apparentemente per coprire le spese di viaggio ma – si legge negli atti – finalizzati alla cosiddetta falsità giudiziale”, cioè perché mentisse nel processo. La stessa cosa che, secondo la Procura di Bari, Berlusconi avrebbe fatto con Tarantini tramite Valter Lavitola: pagarlo perché mentisse ai pm baresi durante le indagini sulle escort. Solo quattro giorni fa quattro giovani donne sono state rinviate a giudizio con l’accusa di aver negato di aver avuto rapporti sessuali a pagamento. Tra gli imputati c’è anche l’ex autista di Tarantini.

In apertura di udienza oggi i difensori di Berlusconi, gli avvocati Roberto Sisto e Valentina Bolis, hanno chiesto la trasmissione alla Camera dei deputati della richiesta di autorizzazione all’utilizzazione di 5 intercettazioni telefoniche nelle quali Berlusconi parla con Valter Lavitola, l’ex direttore dell’Avanti ritenuto dalla Procura di Bari il tramite tra l’ex premier e Tarantini. La Procura ha quindi per il momento rinunciato alla richiesta di trascrizione di quelle intercettazioni.

L’accusa, rappresentata dalla ex pm barese Eugenia Pontassuglia (attualmente sostituta della Direzione nazionale Antimafia applicata al processo su Berlusconi e già nominata procuratrice di Taranto), ha depositato anche la recente sentenza della Cassazione sul processo escort che ha reso irrevocabile la condanna di Tarantini, “ai fini – ha detto la pm in aula – della prova dell’attività di prostituzione che veniva svolta nelle residenze” dell’ex presidente del Consiglio. Nelle motivazioni del verdetto i giudici della Suprema corte scrivono l’attività di Tarantini per reperire donne da portare nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio era “frenetica”. Nella prossima udienza del 25 febbraio sarà sentito come testimone Rafael Chavez, ex collaboratore di Lavitola, citato già per oggi ma arrivato in Tribunale in ritardo, quando l’udienza era già finita. Il processo si celebra dinanzi al Tribunale monocratico, giudice Valentina Tripaldi.

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