Che si creda o meno al temutissimo Blue Monday, il giorno più triste dell’anno, che cade sempre il terzo lunedì di gennaio, questo mese è spesso associato a tristezza e umore nero. E in effetti in questo periodo, con i ricordi del Natale che si spengono, le giornate brevi e grigie e il conto in banca spesso più magro, al contrario del girovita che si allarga denunciando gli eccessi festivi, non si può non essere trascinati in un mood di mestizia e stanchezza. Recentemente anche il Censis ha confermato che gli italiani hanno perso gradualmente la loro serenità. Per sette persone su dieci si viveva meglio quando non era la tecnologia a occupare tutto il nostro tempo e quando le interazioni umane erano più sincere, semplici e non limitate da lockdown e misure di sicurezza anti-contagio. In più, negli ultimi anni si è indebolita la fiducia nelle istituzioni e, mese dopo mese, le incertezze economiche hanno iniziato a spaventare anche le categorie storicamente più sicure. E proprio oggi 17 gennaio, secondo le scienze sociali, tutto questo dovrebbe raggiungere il suo apice negativo.

Ad identificare il blue monday, nel 2005, fu il dottor Cliff Arnall, uno psicologo dell’Università di Cardiff, con una formula matematica che incrociava alcune variabili come il meteo, i sensi di colpa per i soldi spesi a Natale, il calo di motivazione dopo le Feste e la crescente necessità di darsi da fare. Questo giorno ovviamente non poteva che cadere in inverno, stagione che genera il winter blues, la depressione invernale. La conferma arriva anche da una recente ricerca, “Vita ed Energia: i bioritmi degli italiani“, condotta da Astra Ricerche e promossa da Almond Board of California, secondo cui l’inverno è la stagione in cui gli italiani si sentono più scarichi, con meno di uno su cinque che dichiara di sentirsi al top delle energie in questo periodo dell’anno e un 44% che viaggia con le batterie cariche per metà o anche meno. Elementi negativi che si concentrano, ogni anno, nel terzo lunedì di gennaio (per le popolazioni che vivono nell’emisfero boreale), a cui quest’oggi per la prima volta si sommano tutte le problematiche legate all’epidemia di Covid.

Tuttavia, qualche accorgimento si può adottare per contribuire a recuperare energie e buon umore, suggeriscono gli esperti: come fare dell’attività fisica, uscire con gli amici o concedersi qualche sfizio a tavola. Può aiutare anche cambiare la dieta inserendo alcuni nutrienti che possono ridurre la stanchezza, come ad esempio le mandorle che contengono niacina (vitamina B3), acido folico, ferro, riboflavina (vitamina B2) e magnesio; o uova e cereali integrali, che contengono sostanze che aiutano la produzione dell’ormone del benessere nel nostro cervello, la serotonina.

Ma quali sono quindi i sei passi, le sei fonti della felicità, le sei aree della nostra vita su cui concentrare la nostra attenzione e le nostre energie se vogliamo vivere una vita soddisfacente?

Mobilità – Data per scontata fino a un anno fa e terribilmente compressa nel corso degli ultimi mesi, la possibilità di muoverci e viaggiare è una delle fonti della felicità. Il dato è abbastanza incontrovertibile, non siamo nati per stare seduti ore ed ore davanti al pc, alla televisione e ad altri schermi – come purtroppo facciamo in molti – ma come animali erranti che hanno il primordiale bisogno di perlustrare, muoversi e calpestare. Viaggiare, secondo il metodo significa arricchirsi di esperienze piacevoli, soddisfare il bisogno di varietà, conquistare nuove mete. L’esortazione è a fare di questo uno stile di vita, non un’eccezione alla regola. Per vivere secondo la nostra natura più profonda.

Aspetto fisico – La cura della propria forma fisica e della propria estetica, tanto per gli uomini quanto per le donne, è uno dei fondamenti del metodo. La nostra esteriorità è ciò che le persone notano inizialmente di noi, ciò che più evidentemente percepiamo di noi stessi e influenza direttamente il nostro umore. È innegabile che quando ci vediamo più belli, si tratti del risultato di qualche mese di dieta e sport o di un vestito che ci valorizza, ci sentiamo immediatamente meglio. Per il metodo dovremmo dedicare all’allenamento, alla corretta alimentazione e a tutte le cure che migliorano il nostro aspetto, la stessa cura e le stesse energie che un artista dedica alla sua opera. Dal fitness al wellness!

Ricchezza – In netto contrasto con chi sostiene che “i soldi non comprano la felicità”, il modello parte dall’assunto che nel mondo reale quasi tutto, non essendo disponibile all’infinito, ha un prezzo. Quanto costa, allora, la felicità? Il calcolo non può essere fatto sommando asset finanziari, beni mobili e immobili, ma in tempo: tempo da dedicare a ciò che più ci piace. Piuttosto che ad accumulare ricchezza, che a un certo punto diventa fine a sé stessa, il modello invita a dedicare energie per raggiungere, rispettando le leggi, la propria libertà finanziaria. La possibilità di fare quello che ti pare, quando ti pare e come ti pare. Il denaro, quindi, non come fine, ma come mezzo per pagare in contanti il prezzo della libertà.

Notorietà – La timidezza è nemica della felicità. Non possiamo essere felici se abbiamo paura a esporci, a farci conoscere, a condividere chi siamo, cosa facciamo e cosa proviamo. Condividere una bella sensazione effettivamente ne moltiplica il piacere e al tempo stesso, secondo il modello, condividere una brutta sensazione ne mitiga gli effetti. Esponendoci in questo modo, esercitiamo il piacere di influenzare gli altri. Un privilegio un tempo dominio di poche persone considerate VIP, e oggi alla portata di tutti grazie alla tecnologia. In pratica, l’invito a essere tutti un pò influencer, indipendentemente dal numero di followers.

Sessualità – Il modello invita ogni donna e ogni uomo a riscoprire il proprio lato primordiale, i propri istinti più profondi, e praticare una libertà sessuale fluida che punti a reclamare il proprio diritto al piacere. Una libertà che non solo trasgredisca la maggior parte delle regole morali, ma non riconosca proprio le limitazioni sociali in questo campo. Unica regola da rispettare, secondo il Senso della felicità, è la manifesta consensualità del (o dei) partner, il resto è tutto da scoprire e provare. Addio quindi ai vincoli della monogamia, della morale e degli orientamenti di genere predeterminati. Tutto ciò che ci fa godere è, quindi, cosa buona e giusta.

Spettacolarità – Nel grande spettacolo della nostra vita ognuno di noi è un protagonista unico. Spettacolarità per il Senso della felicità significa valorizzare la propria unicità, i propri tratti particolari, tutto ciò che ci rende una straordinaria singolarità. L’invito è quindi a creare uno stile unico di fare e di pensare e a condividerlo (secondo quanto abbiamo visto circa la notorietà), rendendoci riconoscibili in tutto ciò che facciamo. L’equivalente funzionale della firma di un pittore e del suo inconfondibile modo di vedere e raccontare la realtà. Attraverso questo sviluppo della propria singolarità ognuno può e deve, secondo il Senso, trovare il proprio scopo della vita, una missione che ci connetta agli altri, ai nostri più profondi valori e a ciò per cui valga la pena mettere la nostra faccia. Per esercitare la più alta forma di felicità.

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