La Francia e il mondo dell’arte celebrano i 400 anni dalla nascita di Jean-Baptiste Poquelin, in arte Molière, in onore dello scrittore François de Molière. Nato il 15 gennaio 1622 a Parigi, il commediografo francese più rappresentato al mondo sarà ricordato per tutto il 2022 con mostre, conferenze e spettacoli organizzati dal comitato “Molière 2022“. Con una particolarità: inserire le opere ironiche sui costumi del XVII secolo in una cornice contemporanea, come spiega lo stesso comitato sul sito online.

“Dal 1660, è verso Molière che i drammaturghi inglesi si rivolgono per rinnovare il teatro- spiegano gli studiosi- all’inizio del secolo successivo, le opere di Molière nutriranno il teatro di Gogol e, alla metà del XIX secolo il teatro arabo moderno si inventa ancora sotto i suoi auspici, in un fecondo incontro tra l’opera francese e le tradizioni locali di scrittura e gioco”. Gli eventi, quindi, “sono destinati a portare nuove conoscenze sul Molière di oggi, cioè sulla piazza, gli usi e le interpretazioni di cui è oggetto in un mondo globalizzato“. Un’opera di modernizzazione già provata dal comico milanese Paolo Rossi che aveva messo in scena Il malato immaginario adattando la figura del medico ciarlatano all’allora premier Silvio Berlusconi.

Il ciclo di eventi, che a partire dalla Francia si muoverà oltre l’Oceano Atlantico, a New York ( 14-16 aprile), per poi tornare in Europa, a Torino (6-7 maggio), inizierà con una mostra in programma dal 15 gennaio al 17 aprile a Versailles dal titolo “Molière, la fabrique d’une gloire nationale“. Nonostante il successo ottenuto già in vita, Molière non è sempre stato considerato “une gloire nationale” (una gloria nazionale). Infatti, l’Accademia di Francia non accettò mai l’autore de Il misantropo e de Il malato immaginario tra “gli immortali” mentre era in vita perché definito ancora guitto. Che, tradotto alla buona, vuol dire uomo che vive di stenti ma anche attore comico d’infimo ordine. Gli accademici ripararono comunque alla mancanza nel 1774, dedicandogli una statua che reca l’iscrizione: Rien ne manque à sa gloire, il manquait à la nôtre (“Nulla manca alla sua gloria, egli mancava alla nostra“).

La Comédie Francaise di Parigi, nota non a caso come Maison de Molière, gli dedica l’intera stagione: dal 15 gennaio al 25 luglio i maggiori registi contemporanei proporranno nuovi allestimenti delle sue opere. Ivo van Hove metterà in scena “Il tartufo”, Clément Hervieu-Léger “Il misantropo”, Claude Stratz “Il malato immaginario”, Lilo Baur “L’avaro”, Valérie Lesort e Christian Hecq “Il borghese gentiluomo”.

Nato da Jean Poquelin, un tappezziere benestante, l’infanzia di Molière fu segnata dalla morte della madre, scomparsa un anno dopo la sua nascita, il che secondo molti studiosi spiega l’assenza di ruoli femminili maturi nelle sue commedie. Ma non solo questo. Sempre secondo gli studiosi la mancanza di una figura materna spiega anche la sua avversione per la serietà, che lo spinse nel 1643 a rinunciare alla carica di tappezziere reale, mestiere che avrebbe risolto senza dubbio i suoi problemi di indigenza per i quali venne anche arrestato due anni dopo. Queste e altre informazioni si possono trovare nei testi di Georges Forestier, professore dell’Università della Sorbona di Parigi e maggior biografo del commediografo. Forestier è anche a capo del gruppo di studiosi che ha organizzato gli eventi, insieme a Claude Bourqui (Università di Friburgo), Bénédicte Louvat (Università di Toulouse-Jean Jaurès), Lise Michel (Università di Losanna) e Christophe Schuwey (Università di Yale).

Il ciclo in onore di Molière si concluderà con una panoramica sui costumi nel teatro francese del Seicento con la mostra Molière en costumes, in programma dal 26 maggio al 1° novembre 2022 a Parigi, e con una retrospettiva,Molière, le jeu du vrai et du faux” (“Molière, il gioco del vero e del falso“) dal 27 settembre al 15 gennaio 2023. L’anno di Molière termina quindi con una mostra che indaga il teatro dell’attore e regista, tra finzione e realtà. Proprio quel limbo che portò il pubblico a chiedersi se Molière, già grave per la tubercolosi, fosse morto davvero o stesse solo recitando quando, portando in scena Il malato immaginario, collassò sul palcoscenico.

Foto/L’attore Peppino De Filippo nella commedia di Molière L’Avaro

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