Il mio obiettivo di formazione iniziale è piuttosto modesto. Voglio solo che ogni bambino dell’asilo sia in grado di nominare i quattro Beatles, di ballare Satisfaction, di cantare Long Tall Sally e di recitare a memoria ogni parola di Subterranean Homesick Blues. Il resto verrà da sé.

In questa frase è racchiuso lo spirito dello stupefacente Memoir. La mia odissea, fra rock e passioni non corrisposte, di Stevie Van Zandt (traduzione di Sara Boero; Il Castello), straordinaria biografia di uno dei più ecclettici artisti contemporanei. Ho sempre avuto una passione per l’uomo Little Steven (tanto da dedicargli un racconto, pubblicato anni fa, dopo averlo incrociato per caso passeggiando per il Greenwich Village), e in questo testo lo spirito da purista del rock del musicista-attivista-attore americano emerge prepotente. In un percorso personale che parte dal New Jersey, passa davanti a una televisione dove assiste allo show dei Beatles da Ed Sullivan, si inoltra tra battaglie di band, amori sonori, intuizioni e grandi ripensamenti. Memoir, oltre a raccontare di Stevie Van Zandt, narra di grandi musicisti contemporanei: Elvis, Van Morrison, Paul McCartney, Dave Van Ronk, Bob Dylan, Southside Johnny e, naturalmente, Bruce Springsteen, osservato dal punto di vista dell’amico fraterno, del ragazzino innamorato della musica che trova nel Boss un altro giovane disagiato con cui costruire una carriera di successi che sarà di entrambi. Memoir è il libro che tutti gli amanti del rock dovrebbero leggere. Il libro di fiabe della buonanotte per i nostri figli.

Dovevo trattenermi su un sacco di cose, prima. È per quello che ho provato anche altre forme di scrittura, perché non mi passavano le canzoni. La gente non avrebbe capito, mi avrebbero fatto fuori. Sarei finito, mi avrebbero rincorso giù dal palco, sarebbe stato un fallimento totale.

Like a Rolling Stone. Interviste, di Bob Dylan (a cura di Jeff Burger; traduzione di Camilla Pieretti; Il Saggiatore), raccoglie decine di interviste, oltre i punti salienti di più di altri 80 incontri e discorsi, che dipanano un quadro a 360 gradi sull’immortale artista statunitense. Nelle oltre 500 pagine del testo i lettori possono leggere un Dylan a volte elusivo sui suoi veri sentimenti e sul significato delle sue canzoni, altre volte risulterà polemico, pieno di sé, confuso, mistico, ma, in definitiva, vero. Si va dalle prime interviste radiofoniche del 1962 per il lancio del suo primo Lp, fino ad arrivare al discorso per la consegna del Premio Nobel del 2016. Durante questo lungo periodo Dylan parla di folk, rock, conversioni, diritti civili, vagabondaggio, droghe, potere, corruzione, fama, pubblicità, giornalismo… un bellissimo libro da leggere riascoltando It’s Alright, Ma o Desolation Row.

Tutte le persone che sono lì dentro hanno avuto immancabilmente una grande influenza su di noi ed è stato solo per quella ragione che ci è venuta voglia di mettere le mani su una chitarra, entrare in una band, perché al tempo un lavoro come si deve non ce l’avevamo. A ogni buon conto… direi che le cose sono andate bene.

What Is Life. Incontri e interviste, di George Harrison (a cura di Ashley Kahan; traduzione di Seba Pezzani; Il Saggiatore), è uno stupefacente viaggio insieme al “Beatle tranquillo” per scoprire non solo il suo punto di vista rispetto ai Fab Four, ma anche su quello che è accaduto dopo. Tra ironiche, a volte ciniche, impressioni sul successo e la musica, impressioni sul Maharishi Mahesh Yogi, lo studio del sitar, l’organizzazione del grande concerto di beneficenza per il Bangladesh e ciò che è stato della sua carriera solista, Harrison dà voce al suo sarcasmo e alla sua anima, si investiga sull’esistenza umana e sui suoi rapporti con compagni di band, donne, amici e con l’universo. Un libro indispensabile per comprendere il pensiero dell’indimenticabile musicista inglese e immergersi in una memoria sonora che è un po’ di tutti.

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