D’accordo, ora c’è l’impegno del governo ad approfondire. Ma non è chiaro come e quando. I veleni e i sospetti che sull’esclusione delle parafarmacie dal circuito dei tamponi Covid si sia messa in moto on successo dalle solite lobby, portano intanto a credere che l’ordine del giorno approvato al Senato dopo che centrodestra e Italia Viva hanno bocciato la proposta di togliere il servizio in esclusiva alle farmacie, sia solo un contentino destinato a finire nel nulla. O almeno è quello che sostiene l’Unione Nazionale Farmacisti Titolari di Sola Parafarmacia (UNaFtiSP) che ricorda i precedenti. “Questo è l’ennesimo emendamento bocciato, per la precisione il quinto” dice il presidente Daniele Viti che snocciola i dati: da che c’è l’emergenza pandemia che ha reso così indispensabile il ricorso ai tamponi è stato fatto secco alla Camera un emendamento a firma Stumpo-Fassina di LeU, al Senato uno analogo presentato dai dem Boldrini e Astorre. E ancora sempre al Senato, prima del decreto sul green pass appena approvato, erano stati bocciati altri due emendamenti sulle parafarmacie firmati per LeU-gruppo Misto da De Petris-Grasso-Errani-Ruotolo e ancora De Petris-Grasso–Ruotolo-Buccarella-La Forgia. “Che si trattasse dei decreti Ristori 1 e 2 o della Legge di stabilità, ogni iniziativa per superare il problema che poi per i cittadini vuol dire fare le file che vediamo, è stata bloccata. In alcune circostanze – dice Viti al Fatto quotidiano – le motivazioni delle bocciature, oseremmo dire, sono state scandalose . Come ad esempio quando c’è stato l’intervento della Ragioneria di Stato per affermare che mancavano le coperture: non si sono trovati 8 milioni di euro per i ristori, bruscolini dati gli stanziamenti miliardari che sono stati fatti fin qui per fronteggiare l’emergenza. Altro pretesto utilizzato nel recente passato è stato quello che le parafarmacie sono un esercizio di vicinato, ossia un punto vendita al dettaglio, come se non vi esercitasse un farmacista”.

A vedere il bicchiere mezzo pieno adesso è stato portato a casa un ordine del giorno che dovrebbe preludere ad una soluzione, come ha spiegato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri del movimento 5 Stelle: “Fare più tamponi nel modo giusto – ha affermato – è un’esigenza ed è necessario che questi tamponi vengano inseriti nel flusso informativo del Servizio sanitario nazionale. Questi sono nodi che verranno sicuramente risolti”. Sì, ma quando? Quasi sicuramente non in tempo per l’approvazione del decreto Milleproroghe in cui i pentastellati e pure LeU vorrebbero riproporre l’emendamento bocciato l’atro giorno e su cui è stata già annunciata la fiducia.

Intanto la polemica corre. “File interminabili al freddo, in auto o a piedi, davanti alle farmacie per migliaia di cittadini cui è stato prescritto il tampone o ne hanno necessità in base alle norme anti Covid 19 vigenti e in Senato si boccia l’emendamento che avrebbe permesso di effettuare i tamponi anche nelle oltre 4000 parafarmacie italiane. Una vergogna inaccettabile ed un regalo che sa di favore alla lobby” denuncia il Movimento difesa del cittadino che invita “la politica ad una maggiore attenzione alle esigenze quotidiane dei cittadini, stremati da oltre 2 anni di epidemia e restrizioni di ogni genere, evidentemente sempre più ignorate nei palazzi del potere. In un’ emergenza contagi senza precedenti, con 2.222.060 italiani positivi in quarantena, insieme ad un numero analogo tra familiari e contatti stretti, cui si accompagna il dato agghiacciante delle morti, ben 139.872, con un incremento giornaliero di altri 313 decessi nella sola giornata di mercoledì scorso (quando si è votato), invece di permettere l’alleggerimento delle strutture sanitarie pubbliche e delle Farmacie, la Commissione affari costituzionali ha pensato bene di impedire ai consumatori di potersi recare anche presso le parafarmacie per eseguire un semplice test rapido, pagando peraltro di tasca propria. Una vicenda che crea non poca inquietudine e interrogativi per come si sono sviluppate le votazioni, visto che l’emendamento in questione era stato approvato dal Governo”. Per tacere dello scandalo delle file che rischia oltre modo di aggravarsi alla luce della situazione contagi, e del picco da variante omicron.

“La recente bocciatura dell’emendamento che avrebbe consentito ai farmacisti delle parafarmacie italiane di effettuare tamponi porta un palese vantaggio corporativo alle farmacie, solo chi avesse come ‘faro della propria azione politica’ la piaggeria lobbistica potrebbe difendere tale bocciatura, contro l’interesse dei cittadini” insiste in una nota congiunta di Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane e Confederazione Unitaria Libere Parafarmacie Italiane che smentisce gli argomenti usati per giustificare la loro esclusione dal sistema dei tamponi. “E’ detto al cittadino in coda al freddo da ore per un tampone, che non potrà scegliere di farlo anche in parafarmacia perché le parafarmacie non fanno parte del sistema sanitario, non sono collegate al sistema TS, ovvero Tessera Sanitaria, e quindi non potrebbero trasmettere i dati e gli esiti stessi dei tamponi. Ma le parafarmacie per definizione sono parte integrante del Sistema Sanitario, ricevono alla nascita un codice di tracciabilità del farmaco dal Ministero della Salute, aderiscono al sistema TS, trasmettono ogni giorno per legge i dati del 730 precompilato, sono collegate al sistema della Ricetta Elettronica Veterinaria, in molte regioni erogano servizi come il CUP, la dispensazione di prodotti per celiachia, di dispositivi medici, di presidi per diabetici, per incontinenza. Il tutto nell’alveo del Sistema Sanitario Nazionale. L’autorizzazione alla trasmissione dei dati inerenti i tamponi sarebbe una mera formalità, basterebbe per lo più un click, e di certo non una piattaforma apposita che comporti alcuna ingente spesa per lo Stato, come è stato detto in questi giorni. La privacy e la sicurezza dei dati sarebbe ed è ogni giorno garantita in farmacia come in parafarmacia dal GDPR, il Regolamento Generale sulla Protezione dei dati a cui devono aderire per legge tutti coloro che trattano dati sensibili, dai semplici dati anagrafici in su”.

E ancora, sempre per smontare le tesi di chi si oppone alla “liberalizzazione” dei tamponi, come la renziana Anna Paria Parente o il forzista e presidente dell’Ordine dei Farmacisti Andrea Mandelli. “Si dice poi al cittadino arrabbiato, infreddolito e stanco che non può andare a farsi fare il tampone in parafarmacia perché c’è una sentenza della Corte Costituzionale che vieta alle parafarmacie le analisi di prima istanza. Ebbene i tamponi non c’entrano nulla, e la sentenza della Corte Costituzionale citata parlava di tutt’altro: si limitava ad annullare un’iniziativa regionale che dava le autoanalisi alle parafarmacie, contestandola non nel merito – non è prerogativa della Consulta – ma nel metodo, visto che quella decisione non era di competenza regionale. Tutto qui. Citare quella sentenza, di metodo e non di merito, come se esprimesse un preciso volere della Consulta significa mancare di rispetto, di conoscenza e di buon senso. Ci chiediamo dunque quale sia la reale portata dell’opacità di talune scelte politiche di questo partito, così sicuro oggi nel negare servizi e diritti, così pronto a compiacere sacche di potere nostrane, e così capace di ammantare il tutto di convincente Rinascimento. Al cittadino infreddolito, positivo e stanco, si dice che il suo benessere e la sua salute contano infinitamente meno degli interessi corporativi di turno. Ebbene, ora almeno sa chi ringraziare”.

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