Ieri è finita quasi in rissa e il caso politico monta ancora. Perché il sospetto che al Senato si sia scatenata la lobby dei farmacisti pur di impedire che le parafarmacie possano effettuare i test anti Covid è forte. LeU e i 5 Stelle gridano allo scandalo per la bocciatura grazie ai voti di centrodestra e Italia Viva degli emendamenti al decreto sul super green pass presentati per liberalizzare i tamponi e soprattutto ridurre file diventate chilometriche. Il Movimento 5 stelle prevede di rifarsi sotto approfittando del decreto Milleproroghe alla Camera come spiega su facebook Stefania Mammì: “Presenterò un emendamento al decreto Milleproroghe che chiede di consentire alle parafarmacie di poter effettuare test molecolari ed antigenici rapidi”. Ma il dubbio è con quanta fortuna dopo che la possibilità di approvare la norma, nonostante il parere favorevole del governo, è stata affossata al Senato dove sono volate parole grosse e evocate le solite manine interessate.

Anche perché il sospetto è che Forza Italia in cui è eletto il presidente dell’Ordine dei farmacisti Andrea Mandelli, si sia data da fare eccome. “Glielo giuro su quello che ho di più caro: non ho subito alcuna pressione da Mandelli” assicura il relatore del decreto green pass, l’azzurro Nazario Pagano che rivendica a maggior riprova della sua buona fede di aver dato parere favorevole agli emendamenti poi bocciati da centrodestra e renziani. E prendiamo sulla parola il senatore. Anche se al Fatto quotidiano risulta che il suo collega Mandelli, che oltre a essere presidente dell’ordine dei farmacisti è pure vicepresidente della Camera, molto si è dato molto da fare con i colleghi senatori per sostenere che le parafarmacie dovessero essere tenute fuori dal circuito dei tamponi come poi è puntualmente avvenuto. “A me non importa nulla di fare gli interessi di questo o quello. Credo però siano legittime tutte le opinioni comprese quelle di chi, come Mandelli, ritiene che le parafarmacie non debbano essere chiamate a svolgere un ruolo non consono alla loro natura di attività commerciali. Sono opinioni, non pressioni indebite”.

Si è prodigata per la causa sì cara a Mandelli anche la renziana Anna Maria Parente, presidente della commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. Che ieri ha battagliato in commissione Affari costituzionali (di cui peraltro non fa parte) con Loredana De Petris di LeU che aveva presentato uno degli emendamenti volti a far terminare l’esclusiva che favorisce le farmacie. “Alla fine queste divisioni sono state superate magnificamente con l’approvazione all’unanimità di un ordine del giorno con cui si sollecita il governo a trovare un sistema che consenta di evitare file e disagi” dice, ecumenico, Pagano ben consapevole che un ordine del giorno vale quel che vale. Le file per i tamponi invece restano.

E pure le polemiche. “Non permettere alle parafarmacie di fare i tamponi Covid è contro gli interessi dei cittadini. Farlo avrebbe significato decongestionare le farmacie e portare un po’ di concorrenza nella giungla dei prezzi, diminuendone il costo” denuncia di Vincenzo Devito, presidente del Movimento nazionale liberi farmacisti, che definisce “indecente e vergognoso” quanto accaduto ieri in Commissione al Senato. “Questo – ha proseguito – è il vero volto delle lobby presenti in Parlamento. A loro non interessa nulla dei cittadini. A loro importa unicamente difendere gli interessi economici di chi proteggono. Sono mesi che andiamo denunciando l’esistenza di un vero e proprio corporativismo pandemico che in tutti i provvedimenti cerca di tutelare l’interesse particolare. I portatori di questi interessi hanno dei nomi e cognomi come quello dell’attuale vicepresidente della Camera Andrea Mandelli”. Secondo il presidente Devito “prima hanno tentato di non far entrare le parafarmacie tra gli esercizi essenziali, poi hanno escluso di fatto i farmacisti che lavorano nelle parafarmacie dai corsi per poter effettuare i vaccini e infine diffidato quelle Regioni che avevano deciso d’includere le parafarmacie tra i soggetti abilitati ad eseguire i tamponi”.

Vicenda, quest’ultima, che sarà affrontata dalla Corte Costituzionale dopo il rinvio da parte del tar Marche. Dopo quanto avvenuto al Senato Davide Giuseppe Gullotta, presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane è deluso a dir poco. “Tra le motivazioni che sono state addotte per bocciare gli emendamenti c’è stata l’affermazione che le parafarmacie non sono parte del sistema sanitario nazionale, cosa non vera: abbiamo un codice di tracciabilità del farmaco, siamo all’interno del ministero della Salute. Si è detto anche che non era possibile registrare all’interno del sistema ‘Tessera sanitaria’, altra cosa falsissima, visto che le parafarmacie hanno le credenziali per il sistema. O è malafede o ignoranza”.

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