È considerato l’esecutore materiale dell’omicidio e fino a pochi mesi fa rifiutava l’estradizione sostenendo di essere estraneo al delitto. Oggi lo zio di Saman Abbas, la 18enne pakistana sparita nel nulla e per gli inquirenti di Reggio Emillia è stata uccisa dai parenti, chiede di essere consegnato all’Italia. Dopo quattro rinvii la mossa del pachistano arriva inaspettata, davanti alla Corte di appello di Parigi: “Non mi oppongo, non serve a niente che io resti qui“, ha detto, appena presa la parola. I giudici comunicheranno fra una settimana la procedura di estradizione.

Danish Hasnain, 33 anni, è il principale accusato per l’omicidio della ragazza, scomparsa il 30 aprile dalla sua casa di Novellara, nelle campagne reggiane, dove a lungo e invano è stato cercato il suo cadavere. Saman si era opposta a un matrimonio imposto con un parente in patria. Da minorenne, era stata affidata a una struttura protetta. Poi era tornata a casa, ma a quel punto, secondo l’accusa, i familiari l’avrebbero punita per il suo desiderio di voler essere indipendente. Latitante, Hasnain è stato localizzato e arrestato a nord della capitale francese, il 22 settembre. Fin qui, oltre ad opporsi alla consegna, ha sempre negato ogni coinvolgimento nell’assassinio della giovane parente. Procura e Carabinieri di Reggio Emilia, invece, ritengono che sia proprio lui l’uomo chiave, l’esecutore materiale ma anche, in qualche modo, l’organizzatore.

Contro lo zio Danish c’è la testimonianza del fratello minorenne della ragazza. “Secondo me l’ha uccisa strangolandola, anche perché quando è venuto a casa non aveva nulla in mano”, ha messo a verbale il ragazzo. Per le indagini avrebbe agito insieme a due cugini di Saman, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq. I tre sono in un video che li ritrae il 29 aprile, vicino a casa, con pala e piede di porco: secondo gli investigatori stavano andando a scavare la buca per seppellire la diciottenne. Il pomeriggio del giorno dopo lo stesso Hasnain, ha raccontato sempre il fratello di Saman, avrebbe partecipato a una riunione, a casa Abbas, dove si parlò di come far sparire il cadavere, facendolo a pezzi. Ijaz è attualmente in carcere in Italia: anche lui è stato arrestato in Francia, a fine maggio, e anche lui che ha sempre detto di non entrarci nulla con i fatti contestati. Nomanhulaq, invece, è tuttora ricercato e latitanti sono anche i genitori della 18enne, partiti per il Pakistan il primo maggio, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, anch’essi indagati.

La speranza è che la consegna di Hasnain possa rappresentare un passo in avanti verso la verità o il ritrovamento del corpo, anche se il 33enne non sembra aver cambiato posizione sulla propria innocenza. Nel dare la disponibilità al trasferimento in Italia, ha spiegato che da Parigi non può parlare con la moglie: “Non ho neppure soldi per telefonarle. Preferisco tornare in Italia e spiegarmi”. Ma “se fossi stato colpevole di quello per cui sono accusato, sarei fuggito in Pakistan, non qui”, ha aggiunto. Successivamente, ha chiesto alla Corte di poter contattare la moglie, in Pakistan, una richiesta che al momento resta al vaglio dei giudici.
Mercoledì prossimo, 12 gennaio, i giudici indicheranno la procedura da seguire per la consegna all’Italia in osservanza del mandato d’arresto europeo: “Siamo stati colti di sorpresa – ha detto la presidente della Corte d’appello – fra una settimana indicheremo le modalità per la consegna”.

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