Quel rumore. Inconfondibile. Già, talmente tanto che se si facesse un quiz, facendo ascoltare quel rumore da un secondo esatto, depurato pure dal sottofondo sonoro, un tifoso del Toro non sbaglierebbe mai: impossibile per un granata non distinguere nitidamente il “pam” del palo di Tony Dorigo. Già, ma anche soltanto a dire “palo” un tifoso del Toro difficilmente non penserà, anche inconsciamente, a quello dell’anglo-italo-australiano del 21 giugno 1998 a Reggio Emilia.

Un Toro con Vidulich presidente e ambizioni di risalita in A dopo essere finito in B nel ’96 e dopo un anonimo nono posto nella stagione precedente in cadetteria. Arrivano tanti giocatori, tra questi molti sono nomi importanti, che chiariscono le ambizioni della società: Gigi Lentini dall’Atalanta, Antonino Asta dal Monza, Luca Bucci dal Parma, Massimo Brambilla dal Bologna, Marco Carparelli dalla Samp… e Tony Dorigo dal Leeds. Figlio di un italiano di Udine immigrato in Australia e poi in Inghilterra, Dorigo nel 1997 è ormai una ex grande promessa di una generazione di grandi promesse inglesi, quasi tutte non sbocciate. Giocava benissimo in patria, al Leeds, dove vince pure una Premier nel 1991-’92 e una Charity Shield, nel giro della nazionale già da quando era in uno scalcagnato Chelsea: gioca anche al Mondiale 1990, confezionando nella sua unica presenza l’assist per Platt nella finalina contro l’Italia.

Poi la parabola discendente e a 32 anni l’occasione per dimostrare di essere ancora un buon calciatore: quando il Torino chiama Graeme Souness per tentare la risalita in Serie A, il mister scozzese pensa proprio a Tony come terzino sinistro. E Tony accetta. Figlio di un’altra epoca: se oggi il prototipo del calciatore ultratrentenne è Cristiano Ronaldo, Tony nel 1997 ne dimostrava ben più dei suoi 32, tant’è che Roberto Cravero, parafrasando la celebre battuta di Angelo Bernabucci in “Compagni di Scuola” ai danni di Fabris, lo ribattezza “zio”. Per la verità, però, in barba alla fase calante della carriera e all’aspetto non proprio giovanile, Dorigo non gioca male in quella stagione col Toro: l’avvio di Souness è disastroso e dopo sole sei giornate lo scozzese, complice un 4 a 0 subito dal Verona, lascia la squadra a Edy Reja. Ma anche con il friulano Dorigo gioca spesso, realizza anche due gol, e in una stagione in cui il Toro viaggia tra alti e bassi il suo apporto è positivo.

I granata arrivano quarti, a pari merito col Perugia autore di una straordinaria rimonta: la Serie A passa per lo spareggio da giocare il 21 giugno a Reggio Emilia. E’ subito in salita per i granata: dopo 7 minuti Tricarico viene espulso per aver dato una gomitata in area all’avversario, e in una partita nervosa e piena di botte il Perugia passa in vantaggio a 15 minuti dalla fine con il Cobra Tovalieri, ma il Toro in uno sforzo quasi eroico pareggia cinque minuti dopo con Marco Ferrante. La gara, con Dorigo tra i migliori in campo, tra calci e scorrettezze si trascina fino ai rigori. Segnano tutti: per il Toro Ferrante, Lentini e Cravero, per il Perugia Bernardini, Rapajic e Materazzi.

Il quarto rigore granata è affidato al sinistro di Dorigo: Tony prende la rincorsa, spara una cannonata a mezz’altezza che spiazza completamente Pagotto e che per la verità per potenza e angolatura sarebbe imparabile anche se l’estremo difensore perugino si fosse tuffato dal lato giusto…ma il “pam” del pallone che con violenza si stampa sul palo piano è più forte dell’urlo dei tifosi del Perugia, della telecronaca, di tutto. Quel rumore sordo, forte, è l’epilogo per il Toro: Colonnello e Tovalieri segneranno i loro rigori, a nulla varrà la trasformazione di Carparelli per il Torino.

Quel palo peserà anche nel mancato rinnovo per Tony, meno per la verità dell’ingaggio pesante e ovviamente dell’età: la dirigenza sceglierà Mondonico, che non punterà sull’inglese. Dorigo tornerà in Inghilterra prima al Derby County e poi allo Stoke City, dove chiuderà la carriera, ricordandosi di recente della stagione in granata lanciando accuse di una presunta combine, con dettagli che tuttavia sembrano smentire la sua versione. Ma oggi, che la sua età “ziesca” si rimpingua e arriva a 56 anni, quelle parole sembrano lontano e indefinibile vocìo: a differenza di quel “pàm” ancora ben nitido a rimbombare nelle orecchie di ogni granata se si pensa a Tony Dorigo.

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