La Nasa arruola 24 preti per capire l’effetto degli alieni su di noi. Secondo il DailyMail l’agenzia spaziala statunitense avrebbe finanziato un progetto “teologico” al CTI (Center for Theological Enquiry) dell’Università di Princeton in New Jersey. È dal 2014, infatti che la Nasa ha dotato il CTI di oltre un milione di dollari per mettere in moto un progetto per comprendere come reagirebbero le persone nel mondo se venisse annunciata la vita aliena su altri pianeti. .

È lui che dal suo profilo Facebook e con un’intervista al DailyMail ha fatto capire cosa sia questo progetto da oggi non più segretissimo. “Le diverse religioni del pianeta terra possono fornire un grande contributo in termini di comprensione di fronte alla possibilità di scoprire vite aliene su altri pianeti”, ha spiegato Davison, non di certo un mitomane o un folle inventore di strampalate teorizzazioni. La Nasa, insomma, avrebbe avuto necessità da parecchio tempo di imbastire possibili scenari sulle “implicazioni sociale dell’astrobiologia”. Davison sta tra l’altro per pubblicare un libro sulla vicenda intitolato Astrobiology and Christian Doctrine dove afferma che i credenti nel mondo hanno fatto grossi passi avanti nello spiegare l’ipotesi della vita aliena attraverso gli strumenti offerti dalle proprie dottrine religiose d’appartenenza.

Anche le persone non religiose non sono comunque da meno e forse stanno sovrastimando di più, ad esempio rispetti ai cristiani statunitensi, la sfida anche solo spirituale e mentale della presenza di vita aliena oltre il pianeta terra. Sia chiaro, l’interrogativo siffatto sul tavolo di teologi e appartenenti al clero di mezzo pianeta non è nuovo. Esiste infatti una simile riflessione di gruppo soprattutto negli ambienti cattolici europei. Si veda il Progetto ALTRO (“Otros mundos, Tierra, Humanidad y Espacio Remoto – Altri mondi, Terra, Umanità e Spazio remoto) guidato dal padre gesuita José Gabriel Funes, astronomo ed ex direttore dell’Osservatorio Vaticano.

Intanto proprio il giorno di Natale la Nasa ha lanciato nello spazio con successo il James Web Telescope, un oggetto che potrebbe cambiare il modo in cui guardiamo l’universo e forse ciò che è scritto nelle scritture di tutte le religioni. Il James Webb Telescope è stato descritto come una “macchina del tempo” che potrebbe aiutare a svelare i segreti del nostro universo, con oggetti distanti che emettono luce ancor più indietro nel tempo di quanto siamo a conoscenza oggi. Il telescopio sarà utilizzato per guardare indietro alle prime galassie nate nell’universo primordiale più di 13,5 miliardi di anni fa. L’obiettivo di questo potente dispositivo è svelare i misteri di buchi neri supermassicci, mondi alieni distanti, esplosioni stellari, materia oscura e altro ancora.

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