Prima di lasciare Santiago ho potuto visitare la Convenzione Costituente, in un giorno di attività, nella bella sede dell’ex Congreso. E che giorno. Il solstizio, celebrato in una breve cerimonia colorata da donne mapuche, con fiori, tamburi e preghiere augurali. Tra l’altro, è ancora presidente di turno Elisa Loncon, che veste sempre abiti mapuche, e sono arrivato proprio durante la visita del neo-presidente Gabriel Boric, anzi presidente electo, perché ancora non è in carica. Accolto ovviamente con entusiasmo (a Boric io sono abbonato, dopo che pochi minuti dopo la sua vittoria mi ci sono trovato davanti all’improvviso, in un corridoio dell’albergo. Spiazzato, gli avevo fatto complimenti in italiano, dicendo che anche da noi avrà sostegno, e in italiano mi aveva risposto “Molte grazie”).

Nella Convencion Costituente si lavora a gruppi, a commissioni. Tutto istituzionale, ma molto sobrio. Non c’è la buvette, solo macchinette per il caffè e c’è chi si porta da mangiare da casa consumando sulle panchine del giardino nel centro di Santiago. C’è solo un ufficio per gruppo, non individuali.

Patricio Fernandez, già fondatore di The Clinic e ora Costituente indipendente vicino ai socialisti, mi aggiorna. I 155 costituenti – eletti direttamente ed esclusivamente per questo incarico – sono entrati in funzione ai primi di luglio e ora hanno ancora sei mesi di tempo per varare il testo. Sono divisi in sette commissioni. Avevo già letto il suo editoriale – un appello a ponti e dialoghi per un testo forte e condiviso.

Nel momento di massima forza di José Antonio Kast si è visto (nei sondaggi) che, se non si fa attenzione, il referendum confermativo, previsto verso la fine dell’anno prossimo, potrebbe anche portare la destra a bocciare il testo. Ma la prima fase più ingenua e movimentista della Costituente sta passando e la botta delle elezioni parlamentari del 19 novembre ha indotto quasi tutti i Costituenti a cercare di stare coi piedi per terra. In ogni caso, dice Patricio, anche la maggior parte del centrodestra oggi non può negare che nella Costituzione siano affermati i diritti sociali, il ruolo dello Stato nella salute e nell’educazione, i diritti di genere, i popoli originari, l’ambiente, l’acqua. La vittoria di Boric rappresenta una sponda fondamentale per varare la Costituzione e farla approvare. Sarebbe il frutto più maturo e durevole dell’estallido e delle mobilitazioni popolari.

E intanto la vita di tutti i giorni? Dopo aver vissuto due lockdown piuttosto pesanti, ora in Cile si può fare quasi tutto, ma c’è molta disciplina nell’usare la mascherina. Anche sul naso, anche all’aperto, anche ora che è estate. I no vax sono pochi e non manifestano. I problemi più immediati di cui ci lamenta sono i prezzi schizzati in alto per l’inflazione e l’insicurezza (o percezione della microcriminalità). La luna di miele con Boric può contribuire psicologicamente.

Per affrontare la vita quotidiana ci sono (anche) i Comuni, che sono stati rinnovati di recente. Con il sistema attuale l’esecutivo è concentrato nella figura del Sindaco, non ci sono assessori. Il Consiglio Comunale è molto ridotto. A Santiago Centro, il comune centrale dell’area metropolitana, il consiglio è composto da dieci persone. E su dieci, ben otto (otto!) sono donne e sono tutte di sinistra e affiancano la giovane sindaca Hiracì Hasler, comunista. Santiago rossa e donna?

Ma la transizione sociale e sostenibile della città è difficile. Ho incontrato una protagonista che seguivo da anni in rete, Rosario Carvajal, cresciuta come militante civica in difesa della storia e della socialità dei quartieri “patrimoniali” Barrio Brasil e Barrio Yungay. Rosario è riuscita a convincere la sindaca a preservare il Parco O Higgins da un Festival molto impattante e commerciale. Ma lamenta che è difficile far muovere la sindaca sul blocco della nuova edilizia che stravolgerebbe definitivamente Santiago Centro e che il Comune è molto indietro nell’elaborare un’offerta educativa multiculturale ai nuovi e numerosi immigrati. Temi che seguirò insieme all’economia circolare, che fa capolino in un paio di compostiere di prossimità, tra le case colorate e basse del Barrio Yungayi.

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