Dal Cile passo in rassegna un po’ delle contraddizioni che girano. Il giorno e la notte. In questa metropoli, Santiago, di giorno ci sono 30 gradi che la sera crollano e di notte vanno sotto i 15, con una brezza fredda delle Ande. José Antonio Kast aveva straperso il referendum sulla Costituzione, opponendosi alla necessità di rifarla, e ora potrebbe vincere il ballottaggio di domenica. A Temuco hanno marciato per lui 1500 huasos a cavallo, coi vestiti tradizionali. Una cosa dell’Ottocento. Tra i giovani di questa specie di Berlino latina, attorno al parco Bustamante, ciclisti, ristorantini, artisti di strada, il corteo degli huasos sembra incredibile.

Comunque sono già riusciti a far rientrare il programma di Gabriel Boric contro il rodeo, malvisto dagli animalisti. Adesso dice solo che le regioni dovranno adottare protocolli per proteggere i cavalli dai rischi di maltrattamento. Ma gli huasos manifestano anche contro la guerriglia mapuche. Nelle regioni dove il conflitto indigeno è più vivo, Kast ha preso il triplo dei voti di Boric (i mapuches che lottano o sono una minoranza anche nelle loro zone o non votano o tutt’e due le cose).

Nell’alberghetto in cui alloggio oggi, lavorano due haitiani (neri, ovviamente). Uno, il più giovane proletario e rapper, è per Boric. L’altro, un po’ più grande e con ruolo di gestore, è per Kast. E lo voterà. In Cile gli stranieri dopo cinque anni di residenza stabile hanno diritto al voto. Notizia incredibile per noi, vero? Gli immigrati sono ormai il dieci per cento della popolazione e la provenienza più numerosa è quella venezuelana. Se votano, suppongo che lo faranno per Kast, che vuole blindare la frontiera del Nord.

I venezuelani sono ovviamente anticomunisti, ma sono anche migranti da bloccare. Un giornalista peruviano ha raccontato che alla frontiera del Nord ci sono molti venezuelani che si stanno affrettando a entrare, per paura che vinca Kast e che faccia davvero una trincea difficile da valicare. Questione immigrati e questione mapuche sembrano due mulinelli per la destra. Sembra quasi che il mapuche e il venezuelano votino contro se stessi.

E Boric? Dicono che i suoi video elettorali assomiglino a quelli che portarono alla sconfitta Pinochet nel referendum del 1988. Video carichi di speranza. Disattendendo le pretese della destra che la volevano silente, Michelle Bachelet ha manifestato tutto il suo appoggio a Boric, come già aveva fatto l’ex presidente Ricardo Lagos.

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