Un proiettile calibro nove sparato in testa dopo tre giorni passati a nascondersi dai carabinieri che gli davano la caccia. Così si sarebbe suicidato Sebastiano Spampinato, il trentenne sospettato di essere l’autore del femminicidio di Giovanna Cantarero, da tutti conosciuta come Jenny. La 27enne è stata uccisa venerdì scorso, intorno alle 21.30, nella frazione di Lineri del Comune di Misterbianco, in provincia di Catania. Ad attendere la vittima fuori dal panificio in cui lavorava una persona con il volto coperto da un casco integrale. Dopo essersi avvicinato e avere chiamato la vittima per nome, l’uomo ha sparato diversi colpi, uno dei quali ha colpito la 27enne al volto. Poi è fuggito sotto la pioggia a bordo di un mezzo a due ruote. Gli investigatori hanno escluso fin dall’inizio un possibile coinvolgimento dell’ex compagno della vittima, cioè dell’uomo con il quale la donna aveva avuto una bambina.

Le indagini, invece, si sono concentrate su Spampinato che con Cantarero avrebbe avuto una relazione. Il 30enne era un volto noto all’interno del tifo organizzato del Calcio Catania. Assiduo frequentatore della Curva nord, era anche vicino al gruppo di estrema destra di Casa Pound. Nato nel 1991, Spampinato era sposato e aveva due figli di dodici e sette anni. In passato l’uomo aveva dovuto anche fare i conti con la perdita del padre, Lorenzo Spampinato. Conosciuto come Enzo l’oliva, il 22 gennaio del 2006 l’uomo venne ucciso a Torino da due killer arrivati appositamente da Catania. Dietro l’agguato, il controllo delle bische clandestine nel capoluogo del Piemonte. Il figlio suicida, che lavorava in un chiosco-centro scommesse a Gravina di Catania, non aveva precedenti penali ma in passato era stato sfiorato da un’inchiesta della guardia di finanza. Sul suo conto, secondo quanto emerso nei giorni scorsi, la vicinanza ad ambienti criminali del capoluogo etneo.

Il corpo del trentenne è stato trovato nei pressi di un’abitazione del villaggio Campo di Mare, zona a sud di Catania a due passi dall’oasi del Simeto. A notare il cadavere sarebbe stato un passante che stava raggiungendo la spiaggia per raccogliere telline. La villetta, che non è di proprietà di Spampinato, si trova vicino alla casa di una delle sue zie. Da alcuni particolari, emerge la possibilità che l’assassino abbia trascorso più di qualche ora nella zona dopo il delitto. I carabinieri hanno trovato scarti di cibo, alcuni abiti con i quali Spampinato si sarebbe cambiato nei tre giorni di permanenza e un giaciglio di fortuna nel quale forse avrebbe trascorso la notte. La pistola ritrovata, in attesa degli esami della balistica, dovrebbe essere la stessa utilizzata venerdì scorso per uccidere la ragazza.

Durante la mattinata, davanti al cancello della villetta in cui giaceva il corpo sono arrivati anche diversi familiari di Spampinato. Alcuni di loro hanno inveito contro i giornalisti e i cameraman presenti, chiedendo di non essere ripresi dalle telecamere. Intorno alle 12, la salma dell’uomo è stata portata via a bordo di un carro funebre privato. La procura, con il fascicolo affidato alla magistrata Valentina Botti, ha disposto l’autopsia sul cadavere, che verrà eseguita nelle prossime ore e fornirà elementi utili a determinarne con certezza le cause della morte. Resta ancora da chiarire pure il movente del femminicidio.

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